5G e DVB-T2: nuove regole per un nuovo mercato

- Roma

Il richiamo della Casellati: “Il costo di questo passaggio tecnologico non ricada prevalentemente sulle famiglie”. Operatori a confronto in un convegno a Palazzo Giustiniani. Duello sul dumping pubblicitario tra Confalonieri e Salini.

Sul trampolino di lancio 5G e DVB-T2, si limano costi ed efficienza. “Spero che il costo di questo passaggio tecnologico non finisca per ricadere prevalentemente sulle famiglie, in una già non semplice fase economica. Credo quindi che ci sarà bisogno di un intervento forte del Governo per consentire lo svecchiamento dei mezzi a disposizione degli italiani, con incentivi che non possono certamente riferirsi a cifre appena simboliche”, è il richiamo della Presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, durante il convegno a Palazzo Giustiniani “Il futuro del digitale terrestre nella competizione multipiattaforma: opportunità e business per gli attori del mercato”. “La sensazione è che ancora una volta ci si debba confrontare con una decisione europea che, almeno nelle sue più immediate conseguenze, non tiene in adeguata considerazione la realtà del nostro paese”, afferma la Casellati. L’attenzione del presidente Agcom, Angelo Marcello Cardani, si sofferma “sull’efficienza nelle modalità di gestione delle risorse frequenziali”. “Serve una più meditata riflessione sul criterio di riparto tra operatori nazionali e locali” dice, ricordando come da tempo l’Autorità ritiene “non più attuale il vincolo normativo della riserva di 1/3 delle frequenze per l’emittenza locale”, avocando all’Autorithy “il compito di individuare il fattore di conversione tra diritto d’uso della frequenza e diritto d’uso di capacità trasmissiva”.

“Appare indispensabile che, al più presto, venga indicato per legge uno switch-off tecnologico, che spinga il mercato ad adottare obbligatoriamente, nel 2022, in tutte le case, esclusivamente lo standard DVB-T2/HEVC”, sottolinea l’ad Rai, Fabrizio Salini, che aggiunge: “Dovremo essere in grado di cogliere le opportunità legate allo sviluppo della tecnologia 5G, costruire reti di servizi innovativi e proiettare la comunicazione verso la realtà aumentata e la realtà virtuale ad esempio in settori come l’Educational o lo Sport. La Rai dovrà quindi dotarsi di una strategia multipiattaforma basata su un posizionamento ‘dinamico’, ovvero ricercare l’innovazione su tutte le piattaforme, esprimere la propria dimensione di servizio pubblico sia nell’offerta lineare che on demand”. Dato che “in Europa i ricavi da abbonamenti valgono già quasi la metà dei ricavi globali del sistema, raggiungendo in pratica i ricavi da pubblicità e canone messi assieme”, Salini osserva: “Nel prossimo futuro, un progressivo ridimensionamento delle risorse che derivano dalla pubblicità e dal canone potrebbero creare maggiore competizione tra piattaforme, alzare il costo di alcuni diritti pregiati e impoverire l’offerta dei contenuti della piattaforma terrestre. Per la Rai, come per tutte le tv pubbliche europee, ci saranno sicuramente ricadute sugli investimenti in tecnologie e contenuti. Occorrerà, di conseguenza, individuare per tempo una nuova cornice strategica e operativa in cui collocare i valori e gli obiettivi di servizio pubblico. Nel nuovo Piano Industriale ed Editoriale che la Rai si appresta a definire, questi aspetti saranno tenuti in grande considerazione”.

Intanto, per il presidente Mediaset, Fedele Confalonieri, la Rai “butta via la merce con sconti del 90-95%, solo perché ha la riserva del canone: basta dumping, intervenga AgCom”. “Non c’è nessuna pratica di dumping. Anzi, tutt’altro – ribatte Salini -. Abbiamo il tetto pubblicitario, alcuni canali non ospitano la pubblicità, non facciamo pubblicità agli operatori di betting”. La pubblicità è il tasto sensibile di Confalonieri anche sul fronte orgoglio: “La tv generalista è ancora la più forte, lo dimostra il fatto che Google e Amazon vengono sulla tv generalista a fare pubblicità. Il problema è che mentre nella tv generalista tutti pagano le tasse, lì c’è gente che non paga un accidente”. E incalza: “Servono regole uguali per tutti”. Della stessa lunghezza d’onda l’amministratore delegato de La7, Marco Ghigliani: “Noi delle televisioni siamo soggetti a controlli e sanzioni, mentre l’online no, però poi competiamo con quel mondo, sullo stesso mercato”. Sposta l’accento sulla pirateria l’ad di Sky Italia, Andrea Zappia: “Serve un level playing field che non solo impedisca a qualcuno di non pagare le tasse e competere in maniera avvantaggiata ma anche di evitare i furti dei contenuti. La pirateria è flagellante”. E sul fronte del dtt annuncia una risposta alla crescente domanda di on demand da parte dei clienti del digitale terrestre: “A dicembre lanceremo Sky Go anche per loro”.