Al Tg1 il “mondo di sotto” chiede il conto a Carboni

- Roma

Il cdr vuole un faccia a faccia col direttore. Sul tavolo strane promozioni, emarginazione professionale, bassi ascolti e scarsa qualità del prodotto.

A volte anche le formiche s’incazzano. È quello che sta accadendo a Saxa Rubra dove il “mondo di sotto” prepara la rivolta al Tg1. Il Cdr ha chiesto un incontro col direttore Giuseppe Carboni. Un faccia a faccia urgente, a valle dell’ultima assemblea parecchio partecipata (e infuocata). Un sindacato al quale pare abbia dato un certo slancio la new entry Amedeo Martorelli (oggi si è “annusato” con Carboni in vista del primo incontro ufficiale) che affianca Flavia Lorenzoni e Claudio Valeri. Un summit per sapere dal direttore “quali soluzioni intenda adottare per affrontare le criticità e le urgenze nell’organizzazione del lavoro della Testata”. Il riferimento è naturalmente alla “lenzuolata” di nomine fatta ad aprile. Undici per la precisione… Un’infornata piena zeppa – si dice – di “sgrammaticature contrattuali” e di interrogativi senza risposta: ha adottato Carboni la procedura comparativa? Ha rispettato le procedure previste per assunzioni, promozioni e incarichi della carta dei diritti e dei doveri del giornalista radiotelevisivo e la legge sulla trasparenza? Ha utilizzato criteri oggettivi e precostituiti? Ha comunicato per tempo le nomine al cdr appena insediato? E poteva nominare – nel rispetto del contratto – un caporedattore (Alberto Matano) ad personam?

Il direttore del Tg1, Giuseppe Carboni.

Una “lenzuolata” che avrebbe creato più problemi di quanti non ne abbia risolti, sollevando malumori, frustrazioni e lacerazioni. Il tutto cristallizzando storiche discriminazioni. Un sindacato che si riprende la scena, o almeno ci prova, e che – a quanto apprende loSpecialista.tv – si appresta a presentare la lista della spesa a Carboni: maggiore equità nelle progressioni di carriera; completamento dell’assetto delle redazione; compensazioni a cascata delle ultime nomine; e maggiore spazio alle specializzazioni. Un bell’elenco preciso e ragionato dei vuoti d’organico che vanno colmati e delle discriminazioni che vanno assolutamente eliminate. Anche perché altrimenti si finisce in Tribunale… In molti già si sono mossi, e di qualche caso anche in cda sembra abbiano avuto notizia. Il problema sarà – in nome dell’equità – accontentare tutti…

Il direttore di Rai1, Teresa De Santis.

Tanti i temi caldi sul tavolo del Tg1. Il mancato rispetto delle “regole” e del “contratto”, l’emarginazione cronica di alcuni settori del giornale, a fronte di una premialità non sempre in linea con il merito, con le competenze, con le anzianità, con le storie professionali. Una dubbia gestione del job posting e una pletora di vicedirettori che si farebbero mettere da parte – tipo Juke box – i pezzi per la propria edizione. E poi anche la lenta ma inesorabile flessione degli ascolti rispetto alle gestioni Orfeo e Montanari. Mancherebbero all’appello – riferiscono da Saxa Rubra – un paio di punti di share a tutto vantaggio, ad esempio, di Enrico Mentana e Clemente J. Mimun. E questo anche a causa dell’assenza di una politica di canale, con assoluta mancanza di comunicazione tra Carboni e il direttore di Rai1 Teresa De Santis, e con il notiziario che reclama invano un traino all’altezza. Ma soprattutto a causa di un prodotto che – a detta di molti dei 146 giornalisti della testata – non appare più all’altezza dei fasti del passato. Le grandi inchieste, le corrispondenze, i servizi degli inviati lasciano via via il passo a servizi più leggeri sulle nuove tecnologie e sull’ambiente. Mentre la politica si è ridotta al racconto del quotidiano (finto) battibecco in seno all’esecutivo.

Locandina di presentazione del libro di Roberto Poletti su Matteo Salvini.

Infine c’è il caso UnoMattina dove i giornalisti del Tg1 reclamano dignità professionale e la possibilità di sviluppare, in modo concreto, le proprie vocazioni giornalistiche. Chiedono di riattivare un “turnover”. E per quanto riguarda la scelta dei conduttori del programma – che tante polemiche stanno suscitando – il Cdr non si spiega come tra 1.700 giornalisti in Rai la scelta sia dovuta ricadere su esterni. Un Carboni che deve guardarsi non solo dal “mondo di sotto” ma anche da quello di sopra: è in dirittura d’arrivo al settimo piano l’audit sulla lite di aprile tra lui e il vicedirettore Angelo Polimeno Bottai. Dietro l’angolo una bacchettata ufficiale del vertice; o, in alternativa, qualcuno potrebbe decidere di cercare soddisfazione (tanto per cambiare) in Tribunale.

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