Al vaglio di Crimi la riforma dell’Ordine dei giornalisti

- Roma
Il presidente dell'Ordine dei giornalisti Carlo Verna. Al suo fianco il presidente Fnsi, Giuseppe Giulietti.

Ritoccato il nome e abolito il praticantato. La protesta della Fieg contro il governo: "Attacchi ai giornali mai visti in democrazia".

Il nuovo governo di matrice grillina, per bocca del sottosegretario Vito Crimi, da una parte toglie il poco ossigeno residuo al mondo della piccola editoria e dall’altra vuole abolire l’ordine dei giornalisti. L’Ordine, dal canto suo, fondato nel 1963 e presieduto da Carlo Verna, capisce che evidentemente è un po’ datato e che fa? Cambia nome e approva le linee guida di una riforma. Il nuovo nome è “Ordine del Giornalismo”. Tra le novità introdotte l’abolizione dell’obbligo del praticantato di 18 mesi, mentre resta l’obbligo dell’esame di idoneità per l’iscrizione ma si potrà fare avendo conseguito una laurea di base (triennale) in qualsiasi facoltà Ue, seguita da una pratica giornalistica all’interno di un corso universitario annuale e un master di giornalismo post laurea riconosciuto dall’Ordine. Finché la riforma non sarà completamente attuata con la previsione di un Albo unico, accanto all’Albo dei professionisti resta in vigore quello dei pubblicisti. Previsto inoltre il superamento dell’esclusività professionale purché non si verifichi un conflitto di interesse con la professione giornalistica e quest’ultima rimanga prevalente. L’Ordine istituisce, infine, il Registro degli Uffici Stampa pubblici e privati in cui operano solo giornalisti regolarmente iscritti all’Albo. Le linee guida sono state spedite al Dipartimento per l’editoria della Presidenza del Consiglio e dovranno poi passare in Parlamento.

E sempre a Crimi si è rivolto in questi giorni – per iscritto – il presidente della Fieg, Andrea Riffeser Monti per sottolineare i “ripetuti attacchi che i giornalisti e le imprese editoriali” ricevono fin dall’insediamento del governo. Scrive il presidente della Fieg: “Le nostre imprese vivono da dieci anni una delle più dure crisi strutturali di settore della storia, hanno investito tutto quello che potevano per affrontare un nuovo paradigma dei comportamenti sociali, hanno lavorato per preservare ed accrescere la qualità del prodotto e salvaguardare il lavoro. Uno sforzo continuo, di ristrutturazione e sviluppo di nuove iniziative che, anche in previsione di un 2019 che non potrà invertire l’andamento della crisi, impone certezze del quadro normativo e niente di più, ma niente di meno, delle stesse tutele che l’ordinamento garantisce ad ogni settore industriale non sussidiato”.

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