In scena al teatro Ciak di Roma fino al 17 febbraio in “Uno studio in rosso” per la regia di Anna Masullo.

Si scherza con l’attore Alessandro Parise, risponde a LoSpecialista.Tv mentre è in moto col bluetooth nel casco e lo definiamo “intrepido” come Sherlock Holmes che interpreta nell’episodio “Uno studio in rosso”, tratto dal celebre romanzo di Sir Arthur Conan Doyle, per la regia di Anna Masullo. In scena al Teatro Ciak di Roma fino al 17 febbraio. “Senza gli omicidi però, per fortuna”, gioca Alessandro.

Sherlock Holmes: ami da sempre questo personaggio, o lo hai amato interpretandolo?
“Io sono stato un grande appassionato di gialli. Da piccolo ho letto tutti i romanzi di Agatha Christie. Grazie a mio padre ho scoperto questa passione, rimasta negli anni. Sherlock Holmes, come tutti i riferimenti ai gialli che possono aver fatto anche cinematograficamente negli anni, mi hanno sempre appassionato e li ho sempre seguiti, non me ne sono mai perso uno. Sherlock Holmes ovviamente, come dice giustamente Anna Masullo, la regista, è un supereroe, quindi è amato da tutti perché ha la capacità di risolvere alla velocità della luce casi impossibili che i due ispettori a cui vengono affidate le indagini, Gregory Lestrade e Tobias Gregson, non sarebbero minimamente in grado di fare. Io ho lavorato moltissimo sulla fisicità del personaggio perché a me piace lavorare sul teatro dinamico, perché vengo da un tipo di teatro molto fisico, avendo fatto anche molta commedia dell’arte. Io penso che il teatro sia un luogo dal quale si debbano guardare le immagini ancor prima che ascoltarle, per cui è fondamentale che il pubblico sia sostenuto in questo per poter seguire meglio la storia, e quindi ho reso il mio personaggio molto, non dico, acrobatico, però quasi, nel senso che duella, salta, si arrampica, il tutto mentre monologa, una scelta molto importante in un testo che prevede dialoghi e monologhi molto difficili da dire, nel senso che il linguaggio di Sherlock Holmes è molto forbito. Anna Masullo voleva conservare quel tipo di linguaggio per poter comunque dare una nuance di romanzo dell’Ottocento”.

Com’è essere diretti da una donna?
“A me piace molto perché si crea più complicità in qualche modo. Poi con Anna c’è un rapporto molto confidenziale perché ci conosciamo da tempo. Abbiamo già fatto uno Sherlock Holmes insieme. È ovvio che come i grandi amori artistici si discute, si cambiano le vedute perché è un dialogo continuo. Mi ha sempre permesso di dire la mia anche sulla costruzione del personaggio, e questo per me è fondamentale, dovrebbe esserci sempre in teatro. Ovviamente, l’ultima parola spetta sempre al regista. Però è bellissimo lavorare con una donna, è dotata di una sensibilità maggiore a volte dell’uomo nella scelta artistica, un gusto che a me piace”.

Con tanti Sherlock Holmes che ci rimanda il cinema e la tv, ce n’è uno in particolare a cui fai riferimento?
“Sì, la prima volta che ho interpretato Sherlock Holmes avevo negli occhi uno dei miei attori preferiti, che è Robert John Downey Jr., in assoluto, non soltanto nell’interpretazione di Sherlock Holmes, proprio perché è un attore che ha lavorato molto sul fisico, poi su quella versione si dava molta importanza al bartitsu, arte marziale occidentale che è chiamata arte marziale del diversivo, e lui ha lavorato tantissimo, ho seguito molto i suoi backstage, con maestri d’armi. Essendo io un maestro d’armi di sciabola, amo seguire queste cose, quindi lui in primis, poi però quando è arrivato Benedict Cumberbatch ovviamente ci ha fatto scoprire un’altra versione straordinariamente bella di Sherlock, ed io dalla prima puntata della serie mi ci sono incollato perché lo scandaglio che fa lui a Watson nella prima puntata è meraviglioso, e di lì è un continuo di acrobazie con le parole perché lui chiaramente è meno fisico rispetto a Robert John Downey Jr., ma comunque intrattiene il pubblico in maniera meravigliosa, è un attore straordinario. Mi è piaciuto molto il suo accentuare la sociopatia, il fatto di essere completamente sganciato dalla realtà esterna, cioè di vivere estremamente dedito al lavoro, quindi di essersi consacrato, come si dice, al lavoro. E il rapporto con Watson è stato molto utile per la costruzione con Lorenzo Venturini, che interpreta John Watson in questo spettacolo, per creare delle giuste dinamiche di recitazione, e nel farlo ci divertiamo molto sia sul palco che dietro le quinte”.

Le ultime “acrobazie” che fate insieme sul palco sono fantastiche, i giovanissimi in platea si sono divertiti tantissimo…
“Il finale, come tutte le cose che hai visto di movimento nello spettacolo, Anna le ha affidate a me perché io ho lavorato molto appunto, oltre che come maestro di armi di sciabola, anche sul corpo. Ho avuto per anni uno stuntman di Hollywood che mi ha formato. E ci siamo divertiti a creare questa gag che non fosse la solita litigata, ma che prevedesse qualcosa di un po’ più concitato”.

Maestro d’armi di sciabola? Adesso capisco perché nel vederti duellare sembrava di essere catapultati ad una gara olimpica…
“Io gareggio abitualmente, mensilmente, a livello nazionale, il mese prossimo andrò a fare gli Europei a Cognac nella categoria Master che ovviamente è la categoria della mia fascia d’età, perché la scherma va a fasce d’età, e quindi mi piace, la pratico a livello olimpico. Ovviamente non andrò alle Olimpiadi per un fatto d’età, però posso trovarmi in pedana con Aldo Montano o Luigi Samele, perché il bello della scherma è che esiste una competizione che si chiama gli Assoluti dove puoi incontrare tutti gli schermidori a livello nazionale, quindi di tutte le fasce d’età, è una gara unica in cui tutti si confrontano con tutti”.

Che rapporto ha questo spettacolo con il Teatro Ciak di Roma, storica sala sulla Cassia, che ha riaperto da poco con un cartellone di tutto rispetto?
“Io personalmente avevo già un rapporto precedente con lo Stabile del Giallo che si è fuso con il Teatro Ciak. Linda Manganelli che è la proprietaria insieme al marito Michele Montemagno hanno creato questo teatro, hanno fatto questo investimento di tutto rispetto, questo teatro bellissimo di 400 posti in una dimensione romana dove effettivamente mancava un punto di riferimento di quartiere così importante. Quello che hanno fatto di più rispetto al Giallo, oltre alla numerosità dei posti, è il fatto di creare una programmazione mista e quindi c’è il teatro di prosa, il teatro musicale, ci sono concerti, hanno un avviamento importante per il primo anno, hanno anche in cartellone Glauco Mauri che rende onore al teatro, oltre ad aver avuto- non artisticamente sul palco ma come partecipazione – Gigi Proietti. Con noi lavora sua figlia Susanna che è costumista e scenografa, molto brava oltretutto”.

Con “Sherlock Holmes. Uno studio in rosso” andrete in tournée?
“Al momento non si sa niente. Il teatro attualmente è un punto interrogativo. Io per dirti ho fatto ‘Mary Poppins il Musical’ dove interpretavo Mr. Banks e sono stato in scena per cinque mesi fino a fine ottobre; e il musical di ‘Mary Poppins’ per esempio dovrebbe arrivare a Roma, però anche lì, nonostante sia una maxi produzione con inglesi e americani, c’è il dubbio perché è uno spostamento comunque importante. Diciamo che questa scena comporta dei costi importanti per il trasporto, perché ci sono degli specchi, però assolutamente non escludo la possibilità che Anna o Michele vogliano poi farlo girare, io me lo auguro sempre. Anche per il bene del teatro, non solo dello spettacolo, perché è giusto che il teatro possa avere un lungo destino”.

Avete messo in scena due Sherlock Holmes, ne farete un terzo?
“Non lo so. Nel senso che ci sono altre storie da raccontare, e quindi questo magari dovresti chiederlo ad Anna, al momento non se ne parla. Diciamo che procedo step by step. Il bello di Sherlock Holmes è che comunque raccoglie un bel pubblico perché ci sono gli appassionati di giallo e gli appassionati di Sherlock Holmes, che sono sia del passato sia del presente, dovuti alle varie serialità appunto di Cumberbatch e ai film di Guy Ritchie”.

Tanti bambini in platea…
“Li ho sentiti, è bello avere dei bambini in platea. Io mi entusiasmo sempre tantissimo perché ti danno grande carica”.

Se ti chiedessero il libro dal quale cominciare a leggere Sherlock Holmes, quale consiglieresti loro?
“Sicuramente ‘Uno studio in rosso’, perché è l’inizio della storia, l’incontro con John Watson… Per cui anche a livello di racconto c’è una cronologia dei fatti. A me, in particolare, è piaciuto tantissimo ‘Il mastino dei Baskerville’ perché la storia ha una fluidità molto interessante e soprattutto c’è il mistero di questo lupo, di questi occhi che si vedono nella brughiera che sono allo stesso tempo inquietanti ma fanno entrare subito nella dimensione del giallo”.

Hai detto che stai andando al lavoro, cosa stai preparando oltre ad essere in scena con Sherlock Holmes?
“Io esercito anche il doppiaggio, per cui passo il mio tempo nelle sale di doppiaggio dove abitualmente faccio i miei turni quotidiani. Sono in attesa di sapere se ci sarà la tappa romana di ‘Mary Poppins’ che, se ci sarà appunto, impegnerà tre mesi della mia vita, da ottobre a dicembre. E poi ho lavorato ultimamente con una produzione di Michele Placido in uno spettacolo che consiglio di andare a vedere perché ancora oggi è in tournèe. Si chiama ‘Il padre’, è con Alessandro Haber, un testo meraviglioso di Florian Zeller, da cui sono uscito perché poi sono entrato nel musical. È una storia commovente di un malato di Alzheimer raccontata attraverso i suoi occhi. Uno spettacolo che merita di essere visto, oltre ad avere grandi attori sul palcoscenico”.