L'amministratore delegato della Rai, Fabrizio Salini.

Il leader del Carroccio all’ad: “Amico mio, tanto vale rimettere lì Orfeo”. Per cambiare la rotta della nave bisogna fare pressioni sul timoniere, che con la riforma Renzi è diventato il capitano.

Il canone Rai è la tassa (anzi la bolletta) più odiata dagli italiani. Utilizzare la tv di Stato (la sua faziosità e i suoi sprechi) a fini propagandistici, insomma, paga sempre. Lo ha imparato assai bene (dai suoi predecessori) Matteo Salvini, che non perde occasione per indirizzare i propri strali verso Fabio Fazio e il suo stipendio. La tecnica del leader del Carroccio è sofisticata: annuncia di non guardare il programma, spiega che non ci andrà mai ospite e poi chiosa facendogli i conti in tasca, a lui e alla produzione. Ma non c’è solo Fazio. Quello che qualcuno ha ribattezzato come l’“editto padano” è rivolto anche contro Roberto Saviano, Gad Lerner (stanno per uscire tutte le cifre del suo cachet e del costo dello staff), alcuni servizi del Tg1 e Michele Santoro (editto preventivo, perché lui in Rai non ci lavora più). Ma nell’ultimo messaggio su Facebook di Salvini il bersaglio grosso è diventato Fabrizio Salini. “Chiedo all’amministratore delegato se si passa da Gad Lerner per la Rai del cambiamento” si è chiesto Salvini. E ancora: “Amico mio amministratore delegato, tanto vale rimettere lì Orfeo”.

Salvini, insomma, se la prende con chi guida la nave. E sa bene che il capitano l’ha scelto il suo socio di governo Luigi Di Maio. Ma soprattutto ha capito che con la riforma della Rai voluta da Matteo Renzi, il “suo” presidente, Marcello Foa, conta pochino. Mentre il cda conta nulla. Una stanza dei bottoni, la Sala Orsello, senza bottoni. Dove i consiglieri – e lo sa bene quello eletto dai dipendenti Rai, Riccardo Laganà – nonostante gli sforzi non toccano palla. Il gioco lo fa Salini. Ha un potere di firma fino a 10 milioni: l’ultimo contratto – un rinnovo annuale – con L’Officina di Fazio, da 9,6 milioni, l’ha firmato lui nella sua stanza a settembre 2018; ma con il palinsesto autunnale dell’ammiraglia in rampa di lancio non poteva certo fare altrimenti. Salini gestisce il personale dell’azienda, sovraintende alla parte editoriale, nomina i dirigenti di primo livello (solo sui direttori di Testata il cda ha voce in capitolo). Assume, nomina, promuove e stabilisce la collocazione aziendale degli altri dirigenti. Salini insomma ha pieni poteri e può arginare, se vuole, anche politica. Il suo editore di riferimento è l’esecutivo. O meglio, la parte gialla di Palazzo Chigi. Ora Salvini – forte dell’esito elettorale – ha puntato l’uomo solo al comando. Quello scelto dai 5 Stelle, distratti in Rai perché in altre faccende affaccendati. La prossima partita, quella dei palinsesti autunnali del servizio pubblico, ci dirà se il capitano terrà dritto il timone o cambierà rotta verso verdi lidi… Capitano mio capitano…

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