Il documentario di Damiano Giacomelli (34 anni) e Lorenzo Raponi (32 anni) si aggiudica il premio miglior Opera prima italiana al Biografilm Festival.

Si sono appena aggiudicati il Premio per la miglior Opera prima italiana al Biografilm Festival con il documentario Noci sonanti. Sono i marchigiani (della provincia di Macerata) Damiano Giacomelli (34 anni) e Lorenzo Raponi (32 anni). loSpecialista.tv ha intervistato Lorenzo per ripercorrere insieme a lui la genesi di questo lavoro incentrato sulla storia di Fabrizio Cardinali e suo figlio Siddhartha che vivono lontani dai confort della società contemporanea. Alla fine degli anni Ottanta, infatti, Fabrizio ha fondato una tribù (quella delle Noci sonanti, appunto) per sposare uno stile di vita a contatto con la natura. Per tutta la durata del film, frutto di due mesi di riprese, la macchina da presa resta vicina a questi due personaggi. Al centro della storia c’è il piccolo Siddhartha, ritratto in un’estate di passaggio, quando da bambino inizia ad avvicinarsi all’adolescenza. Nella sua “scuola di vita”, verso l’esame finale da privatista, il giovane mette in discussione elementi e convinzioni del suo vissuto: cresciuto a stretto contatto con la natura, attraverso l’incontro con la coetanea Sofia, si confronta con uno stile di vita lontano dal suo.

Lorenzo Raponi, come nasce il sodalizio artistico con Damiano Giacomelli?
“Ci conosciamo da una decina di anni. Tra di noi c’è un rapporto d’amicizia e di condivisione di interesse per i video. Questo progetto abbiamo scelto di farlo insieme perché si prestava molto ad una coregia: indubbiamente il lavoro era impegnativo ed i personaggi che volevamo seguire molto spesso si separavano, quindi avevamo bisogno della doppia possibilità di due macchine da presa con la stessa consapevolezza”.

Il film in Italia è “Noci sonanti”, all’estero “Siddhartha”: i titoli spesso prendono nomi diversi in Paesi differenti, ma qui sembra si comunichi anche un punto di vista disuguale. È così?
“Sul titolo sono entrate dinamiche diverse. In molti ci hanno fatto notare che la traduzione precisa di Noci sonanti non aveva lo stesso appeal come in italiano, era una traduzione un po’ complicata. E siccome nel film il punto di vista principale che abbiamo è quello di Siddhartha c’è sembrato giusto dare un titolo internazionale che comunque riuscisse ad essere comprensibile anche in italiano”.

Non pensi che possa esserci difficoltà a capire che si tratta di un film diverso dal romanzo dello scrittore tedesco Hermann Hesse?
“È un ragionamento che abbiamo fatto, in realtà è vero che c’è la possibilità di questa confusione, però il nome di Siddhartha deriva proprio anche da quello, dal fatto che Fabrizio e la madre Jessica, quando hanno scelto il nome del bambino, in lui vedevano la possibilità di un piccolo Siddhartha essendo entrambi buddisti, in particolare Fabrizio”.

Cosa vi ha spinto in particolare a raccontare della scelta di Fabrizio di vivere quasi alla maniera di “Captain Fantastic” (film del 2016 scritto e diretto da Matt Ross con protagonista Viggo Mortensen, che interpreta il ruolo di un padre fuori dagli schemi, che sceglie la natura più estrema, fuori da qualsivoglia schema di vita urbana)?
“Siamo entrati in contatto attraverso un amico in comune che ha conosciuto Fabrizio, assieme a Siddhartha, ad un mercatino dove ogni tanto vende le cose che produce come il miele, tutto quello che gli permette di racimolare qualche piccolo guadagno che gli serve per acquistare ciò che non si può procurare da sé, come il riso per esempio. Siamo venuti in contatto con un altro lavoro sull’agricultura nelle Marche dove c’erano diversi ritratti, e il più radicale era quello della tribù delle Noci sonanti con Siddharta che andava in giro per la vegetazione, riconosceva un’erba spontanea commestibile e la estraeva dal terreno e la mangiava. Li abbiamo consociuti lì e l’impatto è stato immediato. E lì c’è stato un primo interesse. Quello decisivo è stato quando abbiamo capito che oltre a questa dinamica straordinaria, così immediatamente interessante, c’era anche dell’altro. C’erano delle dinamiche che avvicinavano quel modo di vivere al nostro, c’era una dinamica padre-figlio, c’era una dinamica tra un sistema di regole ed il tentativo costante di infrangerlo. Quindi quando abbiamo capito che potevamo lavorare non sulle differenze tra gli stili di vita, ma anche sulle vicinanze, abbiamo scelto di farlo”.

Una scelta dettata anche dalla vostra sensibilità per i temi ambientali?
“Questo indubbiamente. Damiano per esempio organizza da qualche anno un festival sulla sostenibilità ambientale in un piccolo comune del maceratese, a Ripe San Ginesio. Ed anch’io sono sensibile all’argomento”.

Che percorso immaginate per il vostro film documentario? Un’uscita al cinema è già prevista? Ci saranno nuove partecipazioni a festival?
“Per il momento lo stiamo iscrivendo ad altri festival e, al contempo, stiamo trattando con potenziali distributori, quindi il film molto probabilmente uscirà nei cinema. È un film che si presta molto ad una distribuzione per eventi, non su larga scala”.

Al Biografilm Festival, al di là del premio molto importante, com’è stato accolto il film alla proiezione?
“Alla prima è seguito un grande dibattitto, favorito dalla presenza di Fabrizio e Siddharta in sala. Ci sono stati molti interventi, anche perché il film si apre ad una serie di tematiche universali ed è in grado di far pensare anche a distanza di qualche giorno”.

Il prossimo lavoro vi vedrà ancora insieme?
“Damiano lavora anche come sceneggiatore ed ha dei progetti pure di finzione: ha scritto un film ed è in fase di ricerca delle risorse che gli permetterebbero di realizzarlo. Per me è diverso, vorrei continuare sul documentario e mi piacerebbe un approccio più arrembante come quello che ci ha visti insieme in Noci sonanti. Non abbiamo comunque progetti insieme in cantiere in questo momento”.

Ho capito bene: arrembante?
“Produttivamente è stato un lavoro che all’inizio pensava di passare per le vie più ordinarie per trovare le risorse, tra premi ed incontri al Ministero, quello che solitamente si fa. Poi, una volta che queste strade non si sono completamente aperte, la scelta della produttrice Eleonora Savi e di Damiano, che è anche produttore del film, è stata quella di buttarci, di decidere di girarlo comunque, anche senza le risorse che ci avrebbero fatto comodo. Anche perché il momento di girare il film era arrivato, Siddharta aveva un’età che si prestava molto al tipo di racconto che volevamo fare e perdere un’estate significava rimandare di un anno, all’esame successivo, e questo di certo avrebbe cambiato quelle dinamiche che ci interessavano”.

Dunque, la prossima storia che racconterai?
“Ce ne sono diverse che m’interessano, ma non mi piace deciderlo a tavolino per avere la più completa libertà autoriale nel realizzarla”.

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