Anna Foglietta in stato di grazia in “Un giorno all’improvviso”

- Roma

Gesti ed espressioni raccontano un profondo disagio mentale di una donna abbandonata dall’uomo che ama. Con lei, il regista Ciro D’Emilio e il giovane protagonista Giampiero De Concilio, entrambi all’esordio cinematografico, regalano al cinema una storia di intense emozioni fotografando l’abbandono e l’adolescenza.

“Volevo una storia priva di compromessi, radicale, estrema. Raccontare il tema dell’abbandono dell’adolescenza attraverso una storia d’amore tra un figlio e una madre mi ha permesso di rendere tutto più concreto, visibile, tangibile. La scelta ardua è stata quella di abolire ogni possibile punto di vista diverso da quello del protagonista, Antonio”, così Ciro D’Emilio (di Pompei, classe 1986) che ha scritto (con Cosimo Calamini) e diretto “Un giorno all’improvviso”, il suo primo lungometraggio, presentato in concorso nella sezione Orizzonti alla 75esima Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia e che uscirà al cinema il 29 novembre con No.Mad. Prodotto da Lungta Film in collaborazione con Rai Cinema, racconta di Antonio, diciassette anni e un sogno: essere un calciatore in una squadra di Serie A. Vive in una piccola cittadina della provincia campana (dai titoli di coda si apprende che la location è Scafati, nel film i protagonisti si esprimono spesso in dialetto), assieme alla bellissima e dolcissima mamma Miriam. Antonio la ama più di ogni altra persona al mondo e combatte con forza per restarle accanto. I servizi sociali vorrebbero dividerli perché lei non riesce a prendersi cura di lui in maniera adeguata. Carlo, il padre di Antonio, li ha abbandonati quando lui era molto piccolo e Miriam è ossessionata dall’idea di ricostruire la sua famiglia.

Il film è la storia di resilienza di Antonio che cerca di resistere a tutto e tutti, ed inquadra nella mamma un grave disagio mentale di cui non si dice mai la diagnosi, ma dalle medicine che quotidianamente deve assumere la donna è in terapia. Dall’ostinata ricerca di lei di ricongiungersi a Carlo, e nei modi in cui lo fa rappresentati nel film, possiamo immaginare si tratti della sindrome di Clérambault, detta anche erotomania, quando una persona non riesce a metabolizzare il rifiuto, mostrando atteggiamenti di distacco dalla realtà. Bravissima Anna Foglietta a dare volto e corpo a questa donna nei gesti e nelle espressioni del viso. L’immagine di lei raggomitolata sul divano con la testa sulle gambe del figlio è di una tenerezza e una verità struggenti. Bravissimo anche Giampiero De Concilio (Napoli, classe 1999), già visto nelle fiction, e qui al suo esordio cinematografico. Ha sguardi di intensità unica. Anna Foglietta, in stato di grazia, si è aggiudicata il Premio Fice attrice dell’anno, Giampiero De Concilio il Premio Nuovo Imaie. Per la profondità dei temi trattati il film è stato insignito del Premio di Critica Sociale – Sorriso Diverso a Venezia, nella motivazione si legge: “Al suo esordio Ciro D’Emilio costruisce un film potente e convincente. Anna Foglietta alla sua migliore interpretazione di sempre”.

In questa sua prima prova cinematografica Ciro D’Emilio fa scelte stilistiche che accompagnano il pathos del film. La ripetitività di gesti e frasi sottolineano gli stati emotivi dei due protagonisti: una mamma imprevedibile nelle sue azioni e un figlio in costante timore che possa accadere qualcosa. Quando la camera si sofferma nella meticolosità dei gesti quotidiani di Antonio, si sente tutto il peso che poggia sul cuore di questo giovane ragazzo che la vita ha costretto a diventare presto adulto, “dimenticando – osserva Ciro D’Emilio -, quasi ogni volta, che da soli è dura farcela senza prendere delle sonore batoste. Perché ‘un giorno, all’improvviso’, la vita ti si rovescia contro”. Segnaliamo che nel cast ci sono due volti della soap “Un posto al sole”: Lorenzo Sarcinelli, il giovane chef, e Fabio De Caro, che ha interpretato l’usuraio (e che tutti conoscono come il Malammore di “Gomorra”).