Augusto Preta: “Lo switch off del digitale terrestre non lo avrei fatto”

- Roma
Professor Augusto Preta, fondatore e amministratore di ItMedia Consulting.

Il fondatore e amministratore di ITMedia Consulting: “Il mercato ci dice che la tv on-line da complementare diventerà sostitutiva”.

Le piattaforme streaming a pagamento – da Netflix a Disney+ fino a Dazn, Apple+ e Prime Amazon – si moltiplicano e con un discreto successo anche in Italia. Tutti i principali broadcaster – da Rai a Mediaset fino a Sky – stanno implementando la propria offerta via Internet. E nel frattempo qualche dubbio sul futuro del digitale terrestre si palesa all’orizzonte. In Europa molti editori (Canal+ in Francia o la BBC in Inghilterra) sono infatti determinati ad abbandonare tra qualche anno questa tecnologia considerata onerosa e obsoleta. Basti pensare al poco utilizzo concesso all’alta definizione o al 4K. E proprio ora che l’Italia si prepara al secondo switch off (dopo quello del 2012), qualche dubbio appare lecito. Ma ci conviene? E siamo sicuri che molti italiani non volteranno le spalle al digitale terrestre e ai suoi 126 canali? Anche perché lo switch off non sembra proprio un’operazione a costo zero: in 4 milioni di case non ci sono apparecchi televisivi compatibili e si dovrà acquistare o una smart tv o un decoder. E in undici milioni di case c’è almeno un apparecchio non compatibile e quindi da rottamare o riadattare. Lo Specialista ne ha parlato con il professor Augusto Preta, economista e analista di mercato nonché fondatore e amministratore unico di ITMedia Consulting, società di ricerca e consulenza.

Al momento in Italia abbiamo tre piattaforme trasmissive per la tv: digitale terrestre, satellite e tv on-line. Come si dividono il mercato degli utenti? “Se guardiamo alla prima modalità di accesso, ovvero la prima piattaforma che accendiamo quando vogliamo vedere la televisione (molti utenti hanno più di una piattaforma in casa, ndr), circa il 35% delle abitazioni italiane accede al video on-line; un 20-25% accede tramite satellite; il resto si affida al digitale terrestre”, ha premesso Preta. Queste percentuali a quale ordine di grandezza si riferiscono e a quale periodo? “Stiamo parlando di 24,5 milioni di abitazioni. E i dati si riferiscono a fine 2019, inizio 2020”. Cosa potrebbe accadere nei prossimi anni? È vero che la tv on-line supererà il digitale terrestre? “Attualmente la fruizione di contenuti tramite internet è complementare al digitale terrestre. In futuro diventerà sempre più sostitutiva”.

Mi sta dicendo che milioni di famiglie italiane potrebbero rinunciare alla tv digitale terrestre e guardare solo la tv online? “Esatto – ha confermato Preta – ed è proprio questo uno dei punti sui quali ci si sta interrogando al momento guardando al passaggio al nuovo DVB-T2. Stiamo andando sempre più verso una sostituzione del Dtt con la tv on-line, e l’Italia si prepara entro il 2022 ad un secondo Switch-Off costringendo milioni di italiani a dotarsi di nuovi apparecchi”.

Quindi il mercato va da una parte e il legislatore europeo dall’altra? “Direi proprio di sì. Il problema – ha spiegato l’amministratore di ITMedia Consulting – è che queste decisioni sono state già prese alcuni anni fa a livello europeo e sono vincolanti. Ma le dinamiche attuali di mercato ci raccontano una realtà assai diversa. Se avessi potuto decidere oggi, probabilmente questo switch off non lo avrei proprio programmato. Ma ormai non credo che si possa tornare indietro”.

Guardiamo all’attualità e all’emergenza coronavirus. Le tv vivono di abbonamenti e raccolta pubblicitaria. Chi ci guadagna e chi ci rimette? “Molto dipenderà dalla durata dell’emergenza. A breve termine – ha spiegato Preta – direi che la crisi economica ridurrà gli investimenti in pubblicità. Già si registrano perdite importanti nella raccolta dei mesi di marzo e aprile. E’ innegabile che il lockdown favorisce le offerte delle piattaforme streaming. Non a caso Disney+ non ha rinunciato al lancio in Europa. Ed è possibile che queste piattaforme possano svilupparsi ancor più velocemente di quanto già previsto. E l’assenza di sport sta mettendo in difficoltà anche l’offerta pay tradizionale di Sky e Dazn. È vero anche però che oggi tutte le produzioni di film e serie tv sono ferme. E nel medio periodo anche questo comporterà un impoverimento dell’offerta. Potrà andare avanti solo chi ha già un magazzino ben fornito”. Insomma, il coronavirus rischia di danneggiare tutti: la tv generalista e quella a pagamento. “Non c’è dubbio, anche se è troppo presto per fare una previsione. Ripeto: molto dipenderà dalla durata dell’emergenza. Ma anche le tv – ha concluso Preta – pagheranno un caro prezzo”.

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