“Boez”, un viaggio a piedi come pena alternativa al carcere

- Giffoni Valle Piana

Dal 2 al 13 settembre su Rai3 la docuserie realizzata col ministero della Giustizia.

La libertà non ha prezzo, ha un valore inestimabile. È questo il messaggio di Omar Ben Aoun, Maria Cristea, Francesco Dinoi, Alessandro Paglialonga, Matteo Santoro e Francesco Tafuno, cinque ragazzi ed una ragazza in regime di detenzione che hanno sperimentato il viaggio come dispotivo di recupero, accompagnati dalle telecamere di “Boez-Andiamo via”, una docuserie in 10 puntate di 30 minuti in prima visione su Rai3 dal 2 al 13 settembre alle ore 20.20, una coproduzione Rai Fiction-Stemal Entertainment. “Una di quelle esperienze – dichiara Eleonora Andreatta alla guida di Rai Fiction – che danno un senso profondo al nostro lavoro”. “Un racconto toccante, un viaggio umano di riscatto, di recupero della propria identità e della vita sociale – osserva il direttore di Rai3 Stefano Coletta -. È una nuova sperimentazione televisiva che si fa nel solco della verità”.

Al Giffoni Film Festival sono stati presentati i primi tre episodi di una serie che vedrà protagoniste anche le Giffones Giorgia, Maria Chiara, Francesca e Martina che hanno preso parte ad una tappa ed ora sono curiose dell’arrivo a destinazione. Senza fare spoiler, i cinque dei ragazzi presenti al festival hanno detto che i 900 km attraversati insieme da Roma a Lecce li hanno resi un vero gruppo di amici e che alla meta erano felici del percorso portato a termine ma tristi di tornare alle loro vite reali e doversi dividere. All’inizio del viaggio non si conoscevano e dopo due giorni avevano condiviso tanta intimità da sentirsi già gruppo assieme ai loro mentori: Marco Saverio Loperfido, guida escursionistica che li ha aiutati nei problemi pratici lungo la via Francigena, e Ilaria D’Apollonio, educatrice di comunità che li ha sostenuti nel percorso di cambiamento interiore.

“I momenti di crisi non sono mancati, siamo stati a contatto 7 giorni su 7, la troupe 6 su 7 – afferma Roberta Cortella, autrice (con Paola Pannicelli) e regista (con Marco Leopardi) della docuserie -. Sentir parlare sul palco loro adesso è emozionante, mi auguro che tutto il pubblico che vedrà questa serie si apra a questi ragazzi meravigliosi”. Ormai sono una vera famiglia. A spiegare il titolo “Boez” è uno dei ragazzi: “È il soprannome del figlio di Paola, un writer che credeva che tutti potessero sempre fare di più, dando il meglio di se stessi”. Alcuni di questi sei ragazzi hanno già cominciato una nuova vita carichi di speranza e di fiducia nel prossimo. “Chiedo al mondo dello sport (del calcio in particolare) e dell’arte un impegno per dare una prospettiva ai detenuti – ha detto il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede -. Non è semplice recuperare ciò che è stato perduto, ma lo Stato deve investire in questo, anche se riuscisse solo con un ragazzo su cento. Io sono per la certezza della pena, ma deve avere una funzione rieducativa”.

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