Mario Calabresi mostra la Repubblica a Sergio Mattarella.

“Dopo tre anni finisce la mia direzione. Lo hanno deciso gli editori. La discesa delle copie si è dimezzata: era al 14 ora è sotto il sette”.

Con un “cinguettio, di buon mattino, Mario Calabresi annuncia l’addio alla direzione del quotidiano la Repubblica. “Dopo tre anni finisce la mia direzione. Lo hanno deciso gli editori. Ho l’orgoglio di lasciare un giornale che ha ritrovato un’identità e ha un’idea chiara del mondo. I lettori lo hanno capito, la discesa delle copie si è dimezzata: era al 14 ora è sotto il 7. Grazie a chi ci ha sostenuto nella battaglia per una stampa libera e non ipnotizzata dalla propaganda dei nuovi potenti. Abbiamo innovato tanto sulla carta e sul digitale e i conti sono in ordine. Grazie a tutti i colleghi a cui auguro di non perdere mai passione e curiosità”. Difficile dire dove si accaserà Calabresi. Di certo non al popolare motore di ricerca americano. “Per amore di verità – ha chiarito – l’opzione Google non è mai esistita”.

L’avventura a la Repubblica di Calabresi è partita il 15 gennaio 2016, quando il giornalista lasciò a Maurizio Molinari la guida de La Stampa per prendere il posto di Ezio Mauro. Tre anni di innovazioni, di apertura al digitale e ai social. Ma anche tre anni in cui non sono certo mancati i dissidi con la famiglia De Benedetti – che vorrebbero un giornale con più identità, più coraggioso, meno schierato politicamente e più “croccante” – e le polemiche in particolare con esponenti del Movimento 5 Stelle da lui definiti: “I nuovi potenti” “ossessionati dal nostro lavoro”.

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