In scena al Teatro Vascello di Roma fino a domenica 10 marzo.

La troviamo in “Karenina & I”, il film di Tommaso Mottola, come una delle guide della sfida umana e professionale dell’attrice norvegese Gørild Mauseth, che intraprende un’estenuante viaggio in treno – dalle coste Artiche della Norvegia fino ad un Teatro di Vladivostok – per interpretare Anna Karenina in russo, una lingua che non ha mai parlato in vita e che sarà presentato in tre date: sabato 9 marzo al Teatro Argentina di Roma, lunedì 11 marzo al Teatro Franco Parenti di Milano e lunedì 18 marzo al Teatro Mercadante di Napoli. Lei è Sonia Bergamasco che fino a domenica 10 marzo è al Teatro Vascello di Roma con “L’uomo seme” da lei ideato, diretto ed interpretato, tratto dal testo di Violette Ailhaud (traduzione di Monica Capuani). Dopo Karenina, Il Ballo, Il Trentesimo Anno, Louise e Renée, l’attrice prosegue così la sua esplorazione del femminile. Lo fa con un inno alla vita spiazzante, soprattutto per gli uomini. Si parla di guerra, spostando l’accento sulla forza vitale, sull’esplosione dell’esserci ora.

Al centro della scena un albero-casa saldo nelle sue radici: i rami possono essere scossi dal vento, ma lui non perde il suo essere fermo a terra in cerca del nutrimento. Una metafora, tante metafore sulla resistenza, sulla resilienza. In scena sono bravissime Loredana Savino, Gabriella Schiavone, Maristella Schiavone e Teresa Vallarella, che accompagnano, con canti strazianti e corpi che si muovono piegati dall’ineluttabilità degli eventi, la voce di Sonia Bergamasco che vuole essere un’eco che viene da lontano come monito, e che al pubblico a tratti risulta quasi terrificante nella sua potenza dilaniata. Uno spettacolo che squarcia emozioni ancestrali e che si affida ad un’unica presenza maschile in scena, Rodolfo Rossi, una presenza tanto forte perché simbolo di un’assenza, l’assenza degli uomini, perché inghiottiti dalla guerra.