Caro Salini, per rivoluzionare la Rai bisogna rispondere a Fazio

- Roma

L’ad Rai ha avviato la fase 2 di Viale Mazzini. Ma oltre a tagliare dovrebbe anche spiegare...

Dopo tanto temporeggiare sembra che Fabrizio Salini abbia deciso di cambiare passo. Altro che dimissioni per traslocare a Netflix senza penali o clausole. L’ad Rai è entrato nella fase 2 del proprio mandato: basta azioni “ordinarie” per il contenimento dei costi ma “un drastico intervento a salvaguardia del perimetro occupazionale, del patrimonio aziendale e, a cascata, di tutto l’indotto di riferimento” ha spiegato ai dirigenti. E quindi subito “una chiara e ferma interlocuzione con le Istituzioni anche per ridefinire i contenuti del Contratto di Servizio”. Pagare moneta, ovvero abolizione dell’extra gettito, vedere cammello. Ma la scure di Salini è destinata ad abbattersi anche sui cachet degli artisti (15-20% in meno), sui collaboratori a vario titolo e e sul budget dei programmi (in questi giorni sui giornali si racconta di un terzo del palinsesto prodotto all’esterno). Senza contare la nuova policy sui conflitti d’interessi degli agenti che sarà operativa da settembre. Il tutto mettendo in conto “che non riusciremo a chiudere alcuni contratti e programmi, ma dobbiamo essere decisi – ha garantito – nella nostra volontà”. “Non dobbiamo aver paura di perdere un artista o un programma” rilanciando la necessità di valorizzare le risorse interne. Finalmente, verrebbe da dire. Dopo due anni di mandato, “approfittando” della pandemia, Salini decide un cambio di passo auspicato da molti in questi anni. Poi leggi però l’intervista di stamane di Fabio Fazio su Il Fatto Quotidiano, e ti vengono in mente parecchi dubbi. Forse le cose non stanno proprio così? E forse Salini non ce la sta raccontando tutta? Vediamo perché.

FAZIO considera la nuova policy sugli agenti – che gli impedisce, tra l’altro, di essere produttore e conduttore di un programma – una “norma anti-Fazio”, la definisce “inaccettabile” e dice “adesso basta”. Pazienza, se ne farà una ragione. Anche perché il suo contratto è blindato fino al 2021 e poi si vedrà. Ma l’anchorman Rai pone alcuni quesiti d’interesse anche per chi paga il canone e ai quali qualcuno al settimo piano farebbe bene a dare una risposta. Eccone alcuni: 1) Perché un conduttore Rai viene attaccato 123 volte dal ministro dell’Interno e l’azienda tace? Perché Fazio non ha mai avuto l’onore di parlare col direttore di Rai1 Teresa De Santis? Perché Salini incontra Fazio due volte in due anni solo per tagliargli lo stipendio e per farlo traslocare su Rai2? Perché Fazio è il solo artista Rai che l’anno scorso ha accettato di ridursi il compenso (circa due milioni l’anno)? E’ vero che il programma “Che tempo che fa”, innegabilmente anche di servizio pubblico, sia interamente pagato dagli spot? Perché Rai Pubblicità non rende noti questi dati e non li consegna anche a Fazio? E’ vero che una puntata di Fazio costa 400 mila euro e un’ora di fiction 750mila? E’ vero che per controllare un format è meglio produrlo all’esterno della Rai? É vero che in Rai ci sono troppe regole e che l’ufficio scritture chiude il venerdì? Perché in Rai, che ora fa la guerra agli agenti, Fazio non trova nessuno con cui parlare di prodotto? Perché la Rai non va a caccia di autori? E soprattutto, perché Fazio il 19 giugno 2020 ancora non sa che su Rai2 non lo vogliono e dovrà tornare su Rai3?

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