Cda Rai valuta ricorso al Tar su “extra-gettito” canone

- Roma
L'amministratore delegato della Rai, Fabrizio Salini.

C’è l’unanimità sulla proposta di Riccardo Laganà. Nel prossimo consiglio la decisione alla luce dei pareri legali.

Nel 2020 la Rai incasserà dal canone ordinario (90 euro a famiglia) un miliardo 976 milioni. Ma lo Stato terrà per sé 342 milioni, lasciando alle casse di viale Mazzini un miliardo 634 milioni (vanno aggiunti una decina di milioni derivanti dai pagamenti con F24). La distinta di questo prelievo – stando alle stime di Viale Mazzini – è la seguente: 91 milioni (tassa di concessione governativa); 102 milioni (50% extra-gettito); 84 milioni (trattenuta dello Stato del 5%); e 65 milioni (Iva al 4%). Un salasso, insomma, che riduce a 74,4 euro a famiglia il canone che realmente finisce nel bilancio Rai. Quanto basta per vanificare di fatto la riforma dell’introduzione nella bolletta elettrica del canone. Insomma, l’evasione è crollata dal 33% al 7%, eppure per la Rai le risorse sono addirittura diminuite. Un servizio pubblico dissanguato, che stima un budget 2020 a quota -65 milioni. E che invece (senza il prelievo della metà dell’extra-gettito) chiuderebbe l’esercizio in ampio utile: +37 milioni, nonostante gli investimenti nel nuovo piano industriale e i 137 milioni spesi nei grandi eventi sportivi.

IL RICORSO – Per correre ai ripari Riccardo Laganà – consigliere eletto dai dipendenti – ha proposto al cda Rai di presentare ricorso al Tar. Una proposta corredata da un parere legale e sulla quale il consiglio all’unanimità ha dato parere favorevole. Nel prossimo consiglio del 21 febbraio – a quanto apprende Lo Specialista – l’azienda presenterà un proprio parere legale sulla fattibilità del ricorso amministrativo. E se sarà convincente, il settimo piano batterà cassa e porterà di fatto il proprio editore in Tribunale.

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