Gemellaggi con il Giappone, eventi a Madrid e dischi venduti in Usa e Canada. A loSpecialista.tv parla il direttore artistico Vito Clemente.

La fiaccola della XV edizione del TOF, il “Traetta Opera Festival”, oggi si accende a Madrid. Nel prestigioso Auditorio Nacional, tempio della musica spagnola, trecento coristi provenienti da Italia, Spagna e Giappone daranno vita ad un importante momento di condivisione nel nome della musica con l’esecuzione di brani di Tommaso Traetta e Michele Cantatore, oltre ad intonare il Requiem di Mozart. La kermesse TOF prende, appunto, il nome da Tommaso Traetta, celebre compositore nato a Bitonto il 30 marzo 1727, nell’allora regno di Napoli. loSpecialista.tv ha incontrato il direttore artistico del festival Vito Clemente prima che s’imbarcasse per il volo con destinazione Madrid.

Maestro, qual è la più grande eredità di Tommaso Traetta?
“Parliamo di un compositore europeo, potremmo dire un cervello in fuga: è stato in tutte le più grandi corti europee dell’epoca, fino ad arrivare a quello che era un po’ il tempio, cioè la corte di Caterina II di Russia a San Pietroburgo. È morto a Venezia nel 1779, ma i resti mortali sono stati riportati qui a Bitonto. E nel nome di questo grandissimo musicista del Settecento napoletano, la città di Bitonto ha creato questo festival”.

Come si articola la rassegna?
“Innazitutto c’è una collaborazione con un festival gemello a Tokyo, stiamo parlando del Japan Apulia Festival e, almeno una volta l’anno, viene realizzato presso l’Istituto italiano di cultura di Tokyo, quindi anche in un luogo assolutamente identitario per un italiano. Grazie alla presenza lì di un’operatrice culturale appassionatissima dell’Italia che si chiama Konomi Suzaki, abbiamo potuto istituire questo gemellaggio, e ogni anno noi portiamo i nostri autori. Il nostro, infatti, è sostanzialmente un festival di produzione. Noi realizziamo degli spettacoli, degli eventi, con un profilo fortemente identitario. Ma non è un festival solo dedicato al Settecento, è rivolto anche ad autori del territorio contemporanei, ai quali vengono commissionati dei lavori”.

Quello odierno di Madrid è il concerto di apertura del festival?
“Abbiamo avuto una preview il 14 marzo con l’Orchestra sinfonica della città metropolitana di Bari che è una Ico (Istituzione Concertistica Orchestrale). In questo primo appuntamento a Bitonto, abbiamo presentato i nostri autori, perché oltre a Traetta, che è questo genio del Settecento precursore di Mozart, unanimamente riconosciuto come tale, abbiamo una triade di compositori nostri: l’altro è Nicola Bonifacio Logroscino (Bitonto 1698 – Palermo 1764), che una certa musicologia francese ha definito anche come ‘il dio dell’opera buffa’, e poi c’è Pasquale La Rotella (Bitonto 1880 – Bari 1963), che invece è un compositore del Novecento attivissimo, per esempio, a Montecarlo. Oltre a presentare questa triade di autori nel nome di Traetta, abbiamo chiesto anche a giovani compositori, perché questa è una delle altre parole chiavi del nostro festival, ‘giovani’, di scrivere appositamente dei brani che sono stati eseguiti dall’Orchestra Sinfonica Metropolitana di Bari. Ora questo grandissimo evento a Madrid è l’apertura del festival che si dipanerà ancora dal 26 aprile fino al 28 maggio”.

Ma il festival non è attivo fino a novembre?
“Certo, fino al prossimo autunno continuiamo a collaborare con l’Orchestra Sinfonica Metropolitana di Bari. Nello specifico, il festival ha concerti ogni giorno fino a maggio, poi però questa convenzione con l’Orchestra Sinfonica Metropolitana di Bari porta ad altri appuntamenti, per esempio, oltre ad un omaggio a Nino Rota (Milano 1911 – Roma 1979), nel quarantennale della scomparsa, e all’opera con la quale inauguriamo, ‘Buovo d’Antona’ di Traetta, noi abbiamo un appuntamento fisso denominato ‘Notti Sacre’, dove presenteremo Traetta, e poi anche un evento dedicato a Clara Josephine Wieck (Lipsia 1819 – Francoforte sul Meno 1896), pianista e compositrice moglie di Robert Schumann, a duecento anni dalla nascita”.

Il festival mette al centro la tradizione operistica passando per la voce?
“Meglio anche: la voce è un po’ il fil rouge di tutto il festival. Possiamo parlare di una produzione discografica dedicata alla voce (intesa sia come solista che come coro), abbiamo le Masterclass (quest’anno tre interventi di caratura internazionale) e portiamo ormai avanti da anni il coro di voci bianche Caffarelli del Teatro Traetta, un concorso internazionale di canto, che si svolgerà dal 6 all’8 maggio. E quindi certo opera è uguale a voce”.

Il festival in che direzione procederà nel suo cammino?
“Con una produzione discografica, ormai giunta al sesto titolo. Abbiamo, tra l’altro, dedicato un disco a Filippo Traetta (Venezia 1777 – Filadelfia 1854), che è il figlio di Tommaso: un compositore che, dopo i moti carbonari di Napoli, fugge nelle Americhe e lì diventa anche un personaggio di caratura politica. Tre dischi, poi, li abbiamo realizzati con i cantanti giapponesi. La nostra produzione discografica ha vasta eco internazionale. I dischi sono distribuiti da Naxos, per quanto riguarda Nord America e Canada, e da Stradivarius, per quanto riguarda l’Europa. L’etichetta discografica è Digressione Music, straordinaria casa editrice di queste parti, di Molfetta. Oltre a questa attività discografica, abbiamo parallelamente un’attività editoriale dove portiamo alla luce, per esempio, l’opera di Traetta. Il festival, oltre ai concerti, punta a lasciare, quindi, testimonianza di se stessa, e testimonianza dei nostri autori”.