Crimi: “Falsità dire che senza contributi ai giornali non c’è pluralismo”

- Roma
Il sottosegretario all'Editoria, Vito Crimi, ospite del programma "Un giorno da pecora".

“Ne usufruiscono solo 150 testate su oltre 18mila”. Radio Radicale? “Nel 2019 passerebbe da 14 a 9 milioni di euro non sono ‘bruscolini’”.

“Perché oggi deve esistere un contributo pubblico al finanziamento di alcuni editori, una piccolissima parte, quando ce ne sono una moltitudine che vivono liberamente il proprio mercato?”. Così a Un Giorno da Pecora, su Rai Radio1, Vito Crimi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Editoria, ospite di Giorgio Lauro e Geppi Cucciari. Quali sono i numeri dell’editoria italiana? “Oggi ci sono 18.611 testate registrate. Di questo solo 150/200 percepiscono i contributi pubblici. Le altre di cosa vivono? Dire che non c’è il pluralismo se non c’è il contributo diretto è una falsità”. Al Senato riproporrete l’emendamento che avevate proposto alla Camera? “Con una gradualità diversa, che consente nel primo di anno di attuare gli effetti immediati. Ci sarà una franchigia di 500mila euro: questo significa che il 60/70% dei giornali non vedranno ridotti di un euro il loro finanziamento”. E qual è la vostra posizione sui tagli ai tetti pubblicitari? “Ci stiamo lavorando – ha detto Crimi – non si poteva fare in legge di Bilancio”.

In merito a Radio Radicale? “Non voglio togliere i soldi a Radio Radicale: l’emittente oggi fa un servizio in convenzione col Ministero dello Sviluppo Economico, è una specie di concessione, ormai radicata nel tempo, che liberamente il governo può attribuire ad altri soggetti. Quindi domani Radio Radicale continuerà ad esistere, solo senza svolgere questo servizio, che potrebbe esser svolto dal servizio pubblico o da altri”. Di che cifre parliamo? “Sono 10 milioni di euro di convenzione. E Radio Radicale prende anche altri 4 milioni di euro dal mio dipartimento perché è una radio di interesse generale”. Lei quali cifre vuole tagliare? “Innanzitutto la convenzione, che va rivista e su cui bisogna fare una valutazione. Sui 4 milioni: vanno ridotti gradualmente ed azzerati”. Nel 2019, quindi, quanto percepirebbe Radio Radicale? “Da 14 passerebbe a 9 milioni, non mi sembrano proprio bruscolini”. A lei dispiacerebbe se la radio in questione chiudesse? “Mi dispiacerebbe assolutamente se chiudesse – ha concluso Crimi a Rai Radio1 – ma non possono essere i soldi pubblici a tenere in piedi una radio di partito”.

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