Dal 14 febbraio su Rai2 “Popolo sovrano”. Per il trailer spunta un Travaglio

- Roma
Il giornalista Alessandro Sortino, foto dal profilo Twitter

Si tratta di Alessandro, in arte Trava, e non di Marco, il direttore de Il Fatto Quotidiano. È in lizza per realizzare un trailer del programma. La sigla, invece, se la sceglie Sortino.

Fervono i preparativi in casa Rai2. Carlo Freccero e il giornalista “cattolico” Alessandro Sortino mandano in pensione “Nemo” e si apprestano a battezzare dal 14 febbraio un nuovo programma per la prima serata del giovedì: “Popolo Sovrano”. Diventa più nutrita (e sovranista), dunque, l’offerta informativa del servizio pubblico: da venerdì 25 gennaio ha debuttato infatti anche “Povera patria”. Ma soprattutto cresce il tasso di polemiche sulle mosse del vulcanico Freccero che in vista delle elezioni europee vuole andare a rioccupare lo spazio che fu di Michele Santoro. Circola voce, infatti, che sia stato ingaggiato per il nuovo programma nientemeno che Alessandro Travaglio (in arte Trava), figlio di Marco Travaglio. A chiarire il tutto, però, ci ha pensato prima Freccero e poi (molto meglio) Sortino.

Paolo Mieli e Marco Travaglio

“Nessuna raccomandazione!”, precisa il direttore di Rai2. “Trava partecipa per il suo talento come gli altri rapper”. Una gara per realizzare la sigla di “Popolo Sovrano” con in lizza ben “sette rapper”. Quindi la spiegazione di Sortino. “Racconteremo la realtà attraverso le storie. Sarà un programma fighissimo”. Quindi l’anchorman ha chiosato: “La sigla la scelgo io, e non sarà di Trava”. “Al trailer sta lavorando la rete”. Appunto…

E a precisare meglio, sulle colonne di Libero, è Thomas Cibelli, che gestisce la Urbana Label, l’etichetta indipendente che produce Travis (questo è il suo nuovo nome d’arte): “Alessandro è stato contattato una settimana fa da un aiuto regista Rai per iniziare a pensare a una sua collaborazione al programma. Non è stato chiarito se si trattasse di trailer, sigla o spezzone di ‘Popolo sovrano’ e non c’è nessun contratto firmato”. A Travaglio, chiarisce, “è stato mandato un video di un lavoro musicale fatto all’estero, a tema politico, e gli è stato chiesto se era in grado di realizzare qualcosa di simile. E Travis ha risposto che poteva farlo tranquillamente”.