Di Maio dice basta ai media tradizionali

- Roma
Luigi Di Maio ANSA/Alessandro Di Meo

Il vicepremier spiega la sua “ricetta” per un’informazione libera: “Informiamoci con strumenti alternativi”. Ma quali?

Oramai il concetto è chiaro. Luigi Di Maio e Matteo Salvini hanno deciso di dichiarare guerra ai media tradizionali (“alterano la realtà non la raccontano”) e invitano i cittadini-elettori ad informarsi tramite i social. D’altronde la loro popolarità è decollata proprio grazie a Facebook e Twitter. Possono raggiungere milioni di cittadini ogni giorno parlando loro direttamente, e senza nessuna mediazione giornalistica (le domande), da una terrazza, da un marciapiede o da una scrivania. “Dal giorno in cui è nato questo governo, quasi tutti i giornali, le radio e le televisioni ci hanno attaccato” è la convinzione del ministro dell’Interno Salvini. “Per fortuna ci siamo vaccinati anni fa dalle bufale e dalle fake news dei giornali e si stanno vaccinando tanti altri cittadini”, gli fa eco il ministro del Lavoro e dello Sviluppo che si spinge un pochino oltre.

“Tanto è vero – ha spiegato Di Maio – che stanno morendo parecchi giornali, tra cui quelli del Gruppo L’Espresso, che mi dispiace per i lavoratori stanno avviano esuberi. Perché? Nessuno li legge più in quanto ogni giorno passano il tempo ad alterare la realtà e non a raccontarla”. Quindi ecco la ricetta di Luigi Di Maio: “Sono molti di più quelli che si informano in rete piuttosto che attraverso i media tradizionali. Informiamoci con strumenti alternativi”. E quali? Dobbiamo abolire l’ordine dei giornalisti, abolire i giornalisti, abolire i quotidiani, le agenzie di stampa, i telegiornali, le radio e lasciare che l’informazione la producano non dei professionisti, ma tutti quelli che hanno un mouse e una tastiera. Anzi no, si fa prima con uno smartphone. Un gioco molto pericoloso per una democrazia. Altro che spread a 300… Un gioco che rischia di spaccare il Paese. E di mettere sul ring un bel pezzo di politica e una gran parte della stampa. In queste ore, leggendo le dichiarazioni di molti direttori, qualche pugno è già partito…

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