Diaconale: “Il cda Rai è una stanza senza bottoni”

- Roma

Il consigliere d’amministrazione su “Il Giornale”: “Oggi il cda non tocca palla in un gioco che riguarda il solo dg-ad di diretta emanazione del governo”.

Mentre i “cavalli” – tra cui Michele Santoro e Giovanni Minoli – si preparano a sgabbiare per la corsa al nuovo cda, c’è qualcuno che stamane sulle colonne de “Il Giornale” non aiuta certo a tenere alta l’adrenalina. Si tratta dell’attuale consigliere d’amministrazione, Arturo Diaconole. “Prima che l’elenco diventi infinito saturando gli uffici dei presidenti di Camera e Senato, da consigliere di amministrazione della Rai in scadenza mi permetto di rivelare ai tanti possibili candidati che il Cda della Rai è diventato come le stagioni. Che non sono più quelle di una volta. Santoro e Minoli – spiega Diaconale – pensano che finalmente collocati al settimo piano di viale Mazzini la loro esperienza e la loro autorevolezza li metterà in condizione di fare la rivoluzione. Ma non è così. Nella stanza dei bottoni non ci sono bottoni. Una legge di riforma fatta quando Matteo Renzi era convinto di vincere il referendum e poter avere il controllo esclusivo della Rai con l’elezione dei Cda da parte di una maggioranza parlamentare blindata, ha attribuito al direttore generale trasformato in amministratore delegato la piena e totale governance dell’azienda. I consiglieri svolgono una funzione di controllo e di indirizzo. Il che significa che non sono più quelli dei tempi della lottizzazione in cui ognuno gestiva la propria fetta di potere su reti, Tg, nomine e promozioni. Oggi non toccano palla in un gioco che riguarda il solo dg-ad di diretta emanazione del governo. Controllare ed indirizzare, ovviamente, non è poco. Ma non è sufficiente a fare nessun tipo di rivoluzione”. Quindi un consiglio: “Indirizzare i sogni verso un obbiettivo concreto. Quello di ingraziarsi il governo di turno per essere nominato direttore generale-amministratore delegato. Qualche sognatore ha esperienza in materia”.