La piattaforma satellitare dal 5 giugno sbarca sul digitale terrestre. Ma per fare i “prigionieri” Mediaset servono i gol di Higuain, Dzeko e Icardi

Cinque milioni di abbonati. Sky li aveva raggiunti, e festeggiati, nel lontano 2011. Salvo poi scendere in tempi brevi sotto soglia e attestarsi intorno ai 4,7–4,8 milioni. Ora che Andrea Zappia e Pier Silvio Berlusconi hanno firmato l’armistizio di Pasqua – con Mediaset determinata a mollare la presa sul mondo pay – per Sky non sarà difficile in tempi brevi ritornare sopra i cinque milioni di abbonati. Per poi puntare dritto, dal 2019, a quota sette milioni, la soglia di saturazione del mercato pay tv in Italia secondo gli esperti del settore. Ma per accelerare il passaggio di migliaia di tessere Premium (circa 1,5 milioni) in casa Sky bisognerà comprare le partite della Serie A (e magari anche della Serie B) e “impedire” a Premium di fare altrettanto. Sempre che la desistenza di Cologno non faccia parte dell’armistizio!

La piattaforma di Murdoch, insomma, alla prossima asta (ammesso che si riesca ad organizzarla) oltre ai diritti tv della Serie A per il satellite dovrebbe acquistare anche quelli per il digitale terrestre (i canali per trasmettere si affittano da Mediaset, no problem…). Un investimento da circa 950 milioni l’anno (tra Serie A e Serie B), che i 5 milioni di abbonati Sky pagherebbero 190 euro l’anno. Sedici euro al mese, un euro in più di quanto costa l’attuale pacchetto Sky Calcio. Un caffè al mese per mettere fine alla “telenovelas” Mediapro, ben sapendo che la Lega di Serie A oltre il miliardo l’anno ci arriverebbe vendendo un po’ di diritti tv – ma giusto quanto basta per rispettare la legge del “no single buyer rule” – a chi intende trasmettere le partite su Internet e Iptv. Un obiettivo chiaro per gli inglesi da raggiungere a trattativa privata. E che non necessita di intermediari spagnoli…

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