Presentati pacchetti “per piattaforma” e “per prodotto”, base d'asta sale a 1,1 mld l'anno. Sky prepara le fiches.

Prima pacchetti di vendita della Serie A scritti non seguendo le indicazioni dell’Antitrust e bocciati dal tribunale di Milano; poi la mancanza della fideiussione da un miliardo; infine garanzie patrimoniali per 1,6 miliardi “non redatte secondo i format previsti dal bando”, in alcuni casi “senza valore legale” e comunque con vizi “formali e quantitativi”. E’ il “curriculum”, poco raccomandabile, degli spagnoli ad aver convinto l’assemblea della Lega Calcio – nell’assise di oggi – che dell’intermediario Mediapro non ci si può fidare. Meglio dunque procedere a trattative private per la vendita dei diritti tv 2018-21 del campionato di Serie A.

Il Presidente Gaetano Miccichè, al termine della riunione, ha spiegato in conferenza stampa “che il contratto con Mediapro si è di fatto risolto dalla mezzanotte di ieri, non essendo conformi al bando le ulteriori garanzie presentate da diversi punti di vista, quantitativi e formali”. “L’Assemblea – ha proseguito Miccichè – ha poi approvato all’unanimità i pacchetti per avviare le trattative private, che inizieranno già nel pomeriggio”. L’iter prevede la conclusione delle trattative alle ore 13 dell’8 giugno, mentre il 13 si terrà l’Assemblea che procederà, se del caso, all’assegnazione, parziale o totale, dei Pacchetti.

Ecco i pacchetti preliminari approvati a Milano. Le 380 partite della Serie A potranno essere vendute secondo due schemi: per “piattaforma” o “per prodotto”. Inoltre ci sono alcuni pacchetti opzionali. Il prezzo minimo sale (incredibilmente) a 1,1 miliardi l’anno. In particolare, il primo schema vende due pacchetti per ogni piattaforma (satellitare, digitale terrestre, Internet e Iptv). Il primo pacchetto, con 224 partite di sette squadre big (4 delle primi 5 classificate, 2 tra la sesta e la decima, e una tra l’11 e la 17esima). E il secondo pacchetto con le rimanenti 13 squadre di Serie A, 338 partite, ma senza la maggior parte dei match di cartello. Attenzione, un solo operatore non può acquistare tutte le partite per più di due piattaforme.

Il secondo schema – una novità per il mercato italiano che tanta fortuna ha invece Oltremanica – prevede invece la commercializzazione per “prodotto”. Il primo pacchetto, 114 gare, riguarda l’esclusiva assoluta di tre partite a settimana (ore 18 sabato, ore 15 domenica e ore 20.30 domenica). Il secondo pacchetto 152 partite, riguarda l’esclusiva assoluta di quattro gare a settimana (ore 15 sabato, ore 15 e 18 domenica, ore 20.30 lunedì). Il terzo pacchetto di 114 gare riguarda l’esclusiva assoluta di tre partite a settimana (ore 20.30 sabato, ore 12.30 e 15 domenica). Schema 3-4-3, e anche qui un singolo operatore non può acquistare più di due pacchetti in esclusiva.

Uscita dalla porta di Via Rosellini, Mediapro prova da subito a rientrare dalla finestra con un’offerta clamorosa: 6,6 miliardi per 6 anni, più revenue sharing. Un’offerta virtuale, per ora, da formalizzare eventualmente durante le trattative private. E un’offerta utile quantomeno a far tentennare qualche presidente e a riaprire un fronte spagnolo all’interno della Lega. Sì, perché alcuni presidenti non se ne fanno una ragione che il calcio italiano non arrivi al miliardo (cosa accaduta ai cugini d’Oltralpe, ma anche lì ci ha messo lo zampino Mediapro). E non a caso la base d’asta – nonostante la Confindustria del calcio abbia già in pancia l’anticipo di 50 mln di Mediapro – è stata ulteriormente alzata. Ma quella fin qui si è dimostrata una cifra fuori mercato. Nel frattempo Sky, per bocca dell’ad Andrea Zappia, spera che “entro giugno” si possa scrivere la parola fine a questa storia. E già sussurra nelle orecchie della Lega che il pacchetto per prodotto piace di più… Non resta che trovare un altro operatore (Perform) pronto ad acquistarne una parte…

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