Donne e cinema: in Italia le registe e attrici donne sono il 25%, i film finanziati a donne il 12%

- Roma

Se ne è parlato durante l'incontro promosso da Fondazione Ente dello Spettacolo in occasione di Castiglione Cinema 2019 – RdC Inontra.

“In Italia i dati sono scoraggianti, le registe e attrici donne sono il 25%, i film finanziati a donne sono soltanto il 12%”, è l’allarme lanciato da Antonietta De Lillo dell’associazione Women in film, Television & Media Italia, la branca italiana della rete mondiale dedicata a promuovere lo sviluppo professionale e la rappresentanza delle donne nei settori legati all’audiovisivo e ai media. Lo ha fatto in occasione di Castiglione Cinema 2019 – RdC Incontra durante l’evento promosso da Fondazione Ente dello Spettacolo “Con il mio lavoro: la professionalità femminile vero la piena parità”, dove esponenti al femminile del mondo cinematografico si sono confrontate attorno al tema della parità di genere.

“In Italia – ha ricordato la giornalista Tiziana Ferrario – lavora il 49% delle donne, e le donne sono pagate in media il 20% in meno degli uomini. Significa invecchiare con una pensione più bassa e con meno soldi. In Europa, dopo Malta, l’Italia è il paese con la massima disparità salariale”. Dal punto di vista del salario, considerando la professione dell’attore però, c’è stata una progressione verso la parità di genere perché i compensi nel tempo si sono abbastanza livellati dato che le sceneggiature e le storie viste dal punto di vista femminile sono molte di più. Isabella Ragonese, ripercorrendo la sua carriera professionale, ha evidenziato infatti come sia stato fatto un passo in avanti rispetto al ruolo della protagonista donna: “Ho avuto la fortuna di iniziare con un film che parlava di lavoro, mentre ‘Sole cuore e amore’ è un film che parla di una donna che lavora in un bar in nero e ha quattro figli. È un personaggio in cui anche gli uomini possono identificarsi e questo è un grande passo in avanti”. La strada da fare però è ancora molta. La giornalista Paola Casella ha ricordato che le donne nelle professioni del cinema non sono equamente distribuite, e la regia, la produzione, la sceneggiatura, ma soprattutto la direzione della fotografia sono le professioni meno coperte: “Avere più sceneggiatrici e produttrici significherebbe dare più possibilità e spazio alle donne. A differenza degli uomini se una donna fa un film mediocre difficilmente le vengono concessi altri fondi”.

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