Il sottosegretario all'Editoria, Vito Crimi.

@LaNotiziaTweet fa un cinguettio per annunciare la ricetta del sottosegretario @vitocrimi: meno risorse pubbliche per il settore.

L’editoria è in crisi e per trovare la medicina giusta si preparano gli stati generali. Il direttore de La Notizia, Gaetano Pedullà, ne ha parlato con il sottosegretario all’Editoria Vito Crimi. Una chiacchierata dalla quale emerge chiaramente che i pentastellati non amano “i giornaloni”. Per Crimi meglio gli editori puri e i giornali “confezionati artigianalmente… …che pensano solo a dare risposte ai lettori e non a difendere interessi diversi, e magari inconfessabili”.

Sugli Stati generali Crimi ha annunciato che saranno coinvolti “tutti coloro che sono interessati a qualunque titolo nel processo dell’informazione, dall’individuazione di una notizia fino all’ascolto. Saranno previste cinque macro aree tematiche: l’informazione primaria (quindi le agenzie di stampa), il giornalista (e quindi la libertà di chi scrive, i compensi e le tutele, il sistema professionale, la deontologia), l’editore (con aspetti che vanno dal pluralismo alla trasparenza sugli assetto proprietari, dal diritto d’autore alla distribuzione, ai poligrafici, i fotogafi, i blogger, la rete di vendita), il mercato (spaziando dall’innovazione alla concorrenza, sino ai centri media e le agenzie della pubblicità) e infine i cittadini, con il loro diritto prioritario ad essere informati e se possibile sempre di più coinvolti”. “Procederemo veloci – ha garantito Crimi – e in modo molto schematico”.

Brutte notizie per le agenzie di stampa, un settore agonizzante e alle prese con una bando finito in Tribunale. Per Crimi sono troppe, inevitabile, dunque, in futuro una “scelta in base al miglior utilizzo delle risorse pubbliche”. Stesso musica per il finanziamento pubblico ai giornali: “Basta con gli abusi del passato”. Su Internet e la lotta alle fake news, poi, Crimi non ha dubbi: “Le vere bufale oggi non sono sulla rete ma sui giornali tradizionali, persino in quelli blasonati”. Sulla precarietà del lavoro giornalistico, il sottosegretario porta ad esempio il contratto Fnsi-Uspi. E con l’Ordine professionale che si fa? Gli chiede infine Pedullà. “Certi schemi si stanno superando da soli. Agli Stati generali ne vedremo delle belle”.

Stati generali in cui confida anche la Fieg. Sul tavolo tre priorità: il futuro dell’edicola, la guerra all’app di messaggistica Telegram, che fornisce quotidiani e riviste gratis, e regolamentazione delle diffusione delle rassegne stampa.