Le note “neomelodiche” dai toni “minacciosi” ed “oltraggiosi” segnano la retrocessione in seconda serata del programma “Realiti”.

“Enrico Lucci una brava persona”, dixit il neomelodico Nico Pandetta che in un video minaccia con la pistola d’oro il consigliere della Regione Campania Francesco Emilio Borrelli. L’ex Iena, che era stato presentato come l’asso nella manica della Rai2 di Carlo Freccero e che guadagnerebbe 500mila euro all’anno, ha fatto uno scivolone al debutto dell’atteso suo “Realiti-Siamo tutti protagonisti”. Durante la prima puntata del 5 giugno scorso di quello che è una sorta di gara tra i protagonisti dell’attualità social, è andato in onda il post pubblicato su Facebook dal cantante Pandetta, un intervento infelice che si è aggiunto ad un altro della stessa portata da parte di un altro neomelodico, Leonardo Zappalà in arte Scarface, che ha oltraggiato la memoria dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Il giovane ha detto: “Queste persone (Falcone e Borsellino, ndr) che hanno fatto queste scelte di vita le sanno le conseguenze. Come ci piace il dolce ci deve piacere anche l’amaro”. Il conduttore Lucci, che rivendica di essere il presentatore del programma e non l’autore, gli ha detto di studiare la storia per essere una persona migliore. Dichiarazione che da sola non è bastata a salvare la tenuta in prime time del programma. “Realiti” è stato declassato in seconda serata e decurtato nella durata (80 minuti invece di 180) – complice anche il flop dell’esordio (428 mila telespettatori e share del 2,5%) in una serata di per sé già difficile con in onda su Canale5 “Live – Non è la D’Urso” e su Rai3 “Chi l’ha visto?” -. Per di più la trasmissione diventa un caso in casa Rai: più attenzione ai contenuti, quindi niente più diretta.

In una nota Viale Mazzini mette in chiaro che il programma non risponde all’identità del Servizio pubblico: “La Rai ritiene indegne le parole su Giovanni Falcone e Paolo Borsellino pronunciate da due ospiti della puntata di ‘Realiti’, andata in onda su Rai2 in diretta. Direttore di Rete, conduttore, autori sono stati ampiamente sensibilizzati sulla necessità di porre la massima attenzione sulla scelta degli ospiti, delle tematiche e sulla modalità di trattazione di argomenti ‘sensibili’; in coerenza con quanto ogni giorno la Rai testimonia attraverso programmi, eventi speciali e fiction dedicati alla sensibilizzazione della collettività contro la criminalità organizzata e a sostegno della memoria dei tanti martiri delle mafie. L’Azienda ha avviato un’istruttoria per ricostruire tutti i passaggi della vicenda”. “Abbiamo il dovere di essere garanti della legalità. In questo caso non lo siamo stati, chiediamo scusa ai parenti di Falcone e Borsellino, ai familiari di tutte le vittime della mafia e ai telespettatori – ha dichiarato in una nota l’ad Rai Fabrizio Salini -. È una legalità che deve guidare i contenuti che pensiamo e che poi mandiamo in onda, l’informazione che proponiamo, i modi in cui ci comportiamo. Parlare di legalità attraverso le nostre voci e le nostre immagini deve essere la principale missione della Rai, una missione che lega i concetti di cultura e legalità. Purtroppo questo non è avvenuto l’altra sera, non ci sono giustificazioni e mi spiace che un episodio del genere rischi di offuscare la ferma condanna che pure il programma ‘Realiti’ ha evidentemente manifestato e le molte cose buone, di servizio pubblico, che ogni giorno la Rai propone”.

Tutto ciò basta? No, secondo il Presidente della Commissione di Vigilanza Rai, Sen. Alberto Barachini che ha spiegato: “La condanna da parte della Rai rispetto a quanto accaduto nel corso della puntata del programma ‘Realiti’ e l’avvio di un’istruttoria interna per accertarne le responsabilità sono misure doverose, ma non sufficienti. La grave offesa arrecata alla memoria di due esempi luminosi della lotta alla mafia si configura come un evidente omesso controllo da parte della governance del servizio pubblico, alla quale richiedo formalmente un controllo più rigoroso dei contenuti e degli ospiti delle trasmissioni, in particolare quando i temi trattati sono così sensibili. Sia la legge che il contratto di servizio pongono precisi obblighi in capo all’azienda concessionaria, che non può permettersi di incorrere in errori simili, minando la credibilità e l’autorevolezza del servizio pubblico”.

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