Fabio Fazio per Salini è un “asset strategico” della Rai

- Roma

Su Rai1 “Che tempo che fa” era pure “un affare”, poi la politica l’ha costretto al trasloco su Rai2. E ora ci si lamenta dei costi.

Vuole essere considerato “una risorsa e non un problema”; sembra si sia abbassato lo stipendio; è stato costretto al trasloco su Rai2; il suo programma guadagna ascolti di settimana in settimana (ieri 2.361.000 telespettatori pari al 9.5% di share). Eppure è bastata la pubblicazione su Il Sole24Ore del bilancio 2018 di Officina, società che Fabio Fazio possiede al 50% e che produce il programma “Che tempo che fa” (ricavi a quota 11,05 milioni e utili netti per 572.725 euro) per rinfocolare le polemiche sullo stipendio dell’anchorman (oltre due milioni l’anno), sul costo del contratto (9,6 milioni l’ultimo rinnovo) e sul costo della produzione totale (oltre 18 milioni). Dal Palazzo un fuoco trasversale con qualcuno che tra le fila dei 5Stelle è arrivato a chiedere l’abolizione del canone.

ASSET STRATEGICO – Un fuoco che non ha certo spaventato l’ad Rai Fabrizio Salini. Domenica sera ha incontrato Fazio nella pausa della diretta della puntata di “Che tempo che fa” e gli ha espresso “apprezzamento per il programma e pieno sostegno”. E oggi ha ribadito che “il programma ha sempre illuminato e rafforzato il canale che lo ha ospitato. Per la Rai rappresenta un asset strategico di primaria importanza, sia riguardo al suo contenuto editoriale, sia rispetto all’eccellente rapporto tra risultati conseguiti e costi sostenuti per la sua realizzazione”.

PAGATO DAGLI SPOT – Il 13 settembre 2017, sul Corriere della Sera, intervistato da Aldo Cazzullo, Fazio dichiarava: “Il programma è pressoché interamente ripagato dalla pubblicità. Come ha detto il dg, l’azienda risparmia”. E quel dg era Mario Orfeo che ha rivendicato pubblicamente come un successo l’aver portato Fazio su Rai1. Ma ora che il programma è stato spostato su Rai2, è ancora pagato dagli spot? O questo trasloco, fatto in ossequio ai diktat della politica, ha un costo per Viale Mazzini? E se fosse così, di chi sarebbe la colpa? A Rai Pubblicità l’ardua sentenza.

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