L’attrice interpreta la madre di Joy nella fiction “Jams”, al via lunedì 11 marzo su Rai Gulp, serie che affronta il tema degli abusi sui minori.

Al MIPJunior 2018 ha catturato l’attenzione della stampa internazionale per il tentativo di avvicinare i bambini ad un tema delicato quanto importante come quello delle molestie usando il loro stesso linguaggio. Da lunedì 11 marzo alle ore 21 su Rai Gulp (disponibile in anteprima su RaiPlay già dal 6 marzo) arriva “Jams”, una serie di Simona Ercolani, coprodotta da Rai Ragazzi e Stand by Me con la consulenza scientifica dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù. Sono 10 episodi da 25 minuti che raccontano di un gruppo di amici composto da Joy (Sonia Battisti), Alice (Giulia Cragnotti), Max (Andrea Dolcini) e Stefano (Luca Edoardo Varone). Sono quattro coetanei che frequentano la prima media tra cotte e piccole rivalità. La scuola organizza un contest di cucina e Joy, chef in erba, convince gli amici a partecipare formando la squadra dei Jams, nome formato dalle loro quattro iniziali. Tutto sembra andare nel migliore dei modi, ma un’ombra si allunga sulla loro spensieratezza: la solare Joy è vittima di molestie da parte di un insospettabile e saranno i suoi amici ad accorgersene e a soccorrerla. A vestire i panni di Agata, la mamma di Joy, è l’attrice Fabiola Di Gianfilippo. Mamma di Gemma nella vita, Fabiola Di Gianfilippo da 20 anni pratica il Buddismo di Nichiren Daishonin con la Soka Gakkai internazionale di cui è membro, e da 3 anni collabora con la Flipnews International Press per il premio Diritti Umani, in collaborazione con Amnesty International e con l’Onlus Arte e cultura per i Diritti umani. “Il disarmo nucleare deve essere individuale, non possiamo stare tutto il giorno a combatterci tra di noi nelle piccole cose, non dobbiamo arrivare alle grandi guerre, il disarmo parte dal disarmo interiore del cuore di ciascuno di noi”, dice l’attrice a LoSpecialista.Tv che l’ha intervistata.

Agata le assomiglia come mamma?
“Sì, è una mamma molto affettuosa, molto presente. Ha costruito un rapporto emotivo con la figlia. C’è un grande amore in famiglia, si respira tanta serenità”.

Come avete affrontato il tema degli abusi sui minori?
“Durante le riprese siamo stati seguiti da un’équipe di psicologi. Il target della serie è 7-12 anni, ed il tema è trattato con delicatezza. In più, la Rai, molto attenta, insieme al Miur ha organizzato eventi nelle scuole con i protagonisti per dar vita ad una vera e propria campagna di sensibilizzazione”.

Parteciperà anche lei a questo road tour che partirà lunedì 11 marzo dall’istituto di Via delle Carine 2 nel centro storico di Roma?
“No, perché si è puntato sui quattro giovani protagonisti con l’intento di entrare in contatto empaticamente coi ragazzi. Nella fiction c’è il messaggio forte che sono gli amici di Joi che l’aiutano a far emergere il problema, si vuole far passare ai ragazzi l’importanza del gruppo amico che può aiutarli quando non ce la fanno da soli. Il problema dell’abuso dei minori è che in tanti non riescono a denunciarlo. Avvengono principalmente dentro casa o con persone di ‘fiducia’, quindi c’è una manipolazione psicologica molto forte. I bambini si ritrovano anche per assurdo complici, e quindi si sentono in colpa e non denunciano ai genitori. Inoltre, a volte, anche i genitori stessi non accettano la denuncia del bambino, gli danno la colpa, gli dicono che racconta una bugia. È tutto molto complesso”.

Com’è stato lavorare coi giovani, anche se su una tematica così impegnativa?
“Sul set si respirava una fresca energia”.

Lei è una mamma lavoratrice ed attivista: all’indomani della Giornata dedicata alla donna pensa che la società l’aiuti a dividersi tra i tanti e diversi compiti a cui è chiamata?
“La società? Non credo. Io ho cambiato pensiero però. La ‘divisione’ frammenta, invece io penso che mi moltiplico: cerco di dare il 100% di me in ogni attività. Se mi frammento dò il 10, il 20, il 30, invece già nella mente mi proietto nella moltiplicazione cercando di dare sempre il massimo ed essere presente qui ed ora. Noi donne abbiamo tante possibilità di aiutarci da sole, non possiamo aspettare che ci arrivi qualcosa dalla società, dobbiamo provare a crearci noi qualcosa. Dobbiamo partire da noi”.