Festival dei Due Mondi, Matteo Tarasco: “Il teatro italiano è una giungla”

- Roma

Intervista di Ornella Petrucci - “Tante ricchezze invisibili. Servono leggi che incentivino gli investimenti privati”, così il regista che domenica 15 luglio debutta a Spoleto con “Penelope” e il mito dell’attesa

La scelta dell’attesa in un dialogo che va oltre il tempo e lo spazio. Al Festival dei Due Mondi di Spoleto domenica 15 luglio (ore 16, Sala Frau) debutta lo spettacolo “Penelope – Omero-Ovidio-Atwood”, per la regia di Matteo Tarasco con Teresa Timpano, musiche originali di Mario Incudine, scene e costumi di Francesca Gambino e Laura Laganà. Una messinscena dell’Odissea dal punto di vista di Penelope in attesa del ritorno di Ulisse, con tutta la determinazione di una donna che sa che il suo uomo tornerà e la sua convinzione non vacilla nonostante le perplessità e le lusinghe di chi la circonda. Lo spettacolo arriva in scena dopo una lunga fase di ricerca che ha coinvolto il regista e la Compagnia Scena Nuda di Reggio Calabria, e fa rivivere il mito classico e la riscrittura contemporanea. “Il mito è sempre un’entità superiore. Come diceva Platone, le idee superiori non ci appartengono, ma siamo noi che apparteniamo alle idee, così il mito non ci appartiene, ma siamo noi esseri umani contenuti nel mito. I grandi poeti hanno questa facoltà di mettersi in ascolto. Abbiamo scelto di raccontare Penelope, una storia a tutti nota che è quella dell’Odissea, il viaggio di Ulisse di ritorno a casa, ad Itaca, ma di raccontarla da un punto di vista inedito, differente, cioè quello di chi attende a casa: cosa c’è dietro le quinte di una storia nota? Con Teresa siamo partiti da questa domanda”, così a LoSpecailista.tv il regista Matteo Tarasco, 46 anni, di Verona, ricco di esperienze internazionali, da New York a Londra.

Come si riflette la Penelope che raccontate nella donna di oggi? “La Penelope che raccontiamo va vista come un punto fermo. Penso che nella società odierna dove il maschio ha perduto la propria funzione d’uso la donna sia il vero fulcro, il vero punto fermo della società. Del resto, noi conosciamo più eroine donne che non eroi uomini nelle vicende odierne. A volte non le conosciamo neanche, ma ci sono. Penso ai drammi che i nostri telegiornali ci mettono davanti così chiaramente di persone che attraversano i mari come faceva Ulisse, con barchini di fortuna o gommoni. Noi ne vediamo la problematica dell’approdo, ma non ne vediamo mai o non ne vogliamo vedere il punto di partenza. Per tutti quei ragazzi con le facce spaurite e stanche quante donne, mogli piuttosto che sorelle e madri, distano dall’altra parte del mare e forse attendono un ritorno un giorno? Nel nostro spettacolo risuona che la donna nella nostra società è un punto fermo”. C’è una donna punto fermo nella sua vita professionale, un modello a cui guardare? “Io mi sono sempre guardato dai modelli, o dagli eroi. Nel senso che non voglio avere dei punti di riferimento, perché un punto di riferimento ti porta sempre indietro, mai avanti. È sempre qualcuno che è passato prima di te nel cammino. Questo non lo dico per presunzione, assolutamente, ma penso che si debba sempre ricercare di fare il percorso da soli con tutti i rischi del viaggio, e quindi sapere che avanti c’è l’ignoto: meglio guardare avanti verso qualcosa che non si conosce. Come dice un grande regista che si chiama Peter Brook, meglio ‘Il punto in movimento’”.

Quali sono oggi i rischi del viaggio nel teatro italiano? “Penso che il teatro italiano di oggi non sia una savana, ma una giungla. La bellezza della savana è che vedi il nemico alla distanza, quindi puoi scegliere se affrontarlo o scappare, nella giungla non vedi il nemico, potresti essere aggredito da ogni parte in qualsiasi momento. Mi sembra che il teatro oggi in questo Paese sia una giungla, spesso abitata da persone che non hanno facoltà di viverci in questa giungla. Nonostante ciò, la giungla ha un microclima favorito dalla vita, quindi ci sono cose molte preziose, ma più difficili da trovare. Penso che il teatro in questo momento in Italia abbia delle ricchezze che sono invisibili, e che il compito di ciascuno di noi, da attore, autore, regista, sia quello di portare alla luce queste ricchezze nascoste del sottobosco, e non è facile ovviamente. Sarebbe opportuno avere degli strumenti anche legislativi più agili. C’è stata una Riforma che è stata ben accolta perché necessaria, ma come tutte le riforme non è mai ideale e ha dei punti complessi. Potremmo a mio avviso immaginare il teatro come un bene di consumo, e lo dico con tutto il rispetto. Dobbiamo pensarlo come un bene usufruibile, quindi un bene di consumo con possibilità di investimento anche privato, con un maggior impegno. Mentre ora un privato che volesse fare un investimento nel teatro si troverebbe non sempre facilitato, o almeno non facilitato come in altri Paesi. Allo stesso tempo, dovremmo aumentare la quota destinata dalle lotterie alla cultura per avere un margine di danaro più grande da investire ed avere più possibilità per più persone. Un grande dramma degli attori giovani di oggi è che magari sono altamente formati ma non hanno l’opportunità di nutrire questo talento perché non possono fare le tournée di una volta, perché gli spettacoli hanno meno date, quindi un attore giovane ha meno possibilità di crescere. Se ci fossero più finanziamenti pubblici e privati ci sarebbero più date, più opportunità per tutti, e la qualità del prodotto teatro andrebbe costantemente aumentando”. Domenica debutta con “Penelope”, il nuovo anno la aspetta il grande appuntamento con “I fratelli Karamazov” di Dostoevskij. La prima è prevista il 29 gennaio a Firenze, al Teatro della Pergola. Altri progetti? “Tanti, ma ancora in fase di preproduzione, quindi andranno dopo ‘I Fratelli Karamazov’ con Glauco Mauri. Peraltro, affrontare ‘I Fratelli Karamazov’ è un abisso di grande complessità, quindi da qui a gennaio io sarò con Dostoevskij e con Glauco Mauri il più possibile. È un progetto molto importante, ed è motivo di grande gioia lavorare con un monumento vivente come Glauco Mauri, un atto di bellezza”.