Zero giornalisti sotto i 30 anni, 836 tra i 51 e i 60 anni, ben 274 oltre i 60. Su 1.735 giornalisti, 313 dirigenti e 688 redattori ordinari. Costo medio 148.000 euro...

Se vi fermate a parlare con un direttore di una Testata giornalistica della Rai, con ogni probabilità vi dirà che cerca “giornalisti digital”. Quelli che escono da soli con la telecamera, montano il servizio e lo riversano in redazione. Gente a proprio agio su Internet e avvezza al linguaggio dei social. Ragazzi di 25-26 anni che a postare un servizio su Facebook o su Twitter ci mettono al massimo un paio di minuti. Ma soprattutto gente utile a recuperare quel gap digitale con i competitor, capace di presidiare tutte le piattaforme digitali per raggiungere ogni target (soprattutto quelli più giovani), che sappia gestire il ciclo di vita di una news digitale con informazioni tempestive e di qualità. Cercasi nuovi profili, insomma, nuove competenze e maggiore elasticità. Per tutto questo naturalmente in Rai ci si prepara a corsi di formazione, ma – a giudicare dalla platea dei giornalisti del servizio pubblico – non sarà un compito facile.

Al 31 dicembre 2018, infatti, in Rai si annoverano 1.735 giornalisti (46% donne). Ben 313 sono dirigenti (99 donne): nove direttori (tre donne), un condirettore, 49 vicedirettori, 17 capiredattori centrali e 237 capiredattori. I redattori ordinari sono invece 688 (qui la percentuale delle donne sale al 62%). Ma il dato che più preoccupa chi come l’ad Fabrizio Salini ha scritto il nuovo piano news riguarda l’età. In Rai ci sono zero giornalisti sotto i 30 anni e se ne contano 836 tra i 51 anni e i 60 e 274 oltre i 60 anni. Un “esercito” di graduati avanti con gli anni, insomma, in cui ogni giornalista costa in media ogni anno quasi 150 mila euro.

Guardiamo alla composizione delle singole testate: Tg1 (146 giornalisti), Tg2 (136), Tg3 (105), Tgr (623), RaiNews (190) e Rai Parlamento (36). In totale – senza contare RaiSport e Gr – si contano 1.236 giornalisti ai quali si aggiungono 446 dipendenti non giornalisti (quadri, impiegati e operai). Tutto questo è costato nel 2018 ben 327 milioni di euro: Tgr (141 mln, di cui 106 per il personale); RaiNews (52 mln); Tg1 (48 mln); Tg2 (40 mln); Tg3 (35 mln) e Rai Parlamento (10 mln). Ora questo “esercito” va formato – come detto – e soprattutto ringiovanito. Qualcosa arriverà dalle assunzioni dei giornalisti assunti a tempo determinato: da qui al 2020 circa 126. E poi ci sono le stabilizzazioni di parte di coloro che svolgono lavoro giornalistico ma con contratti di altro tipo: oltre 250 profili di cui proprio in queste ore si stanno occupando il vertice di Viale Mazzini e l’Usigrai. Senza contare quelli che hanno fatto i concorsi e sperano di essere ripescati nelle graduatorie degli “idonei”. Oppure i laureati della scuola di giornalismo di Perugia (ce ne sono 73 in lista d’attesa). Non resta che sperare che a forza di restare nei bacini, nelle graduatorie o nelle scuole non si siano invecchiati anche loro…

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