Giornalisti, Tar: Rai ha facoltà e non obbligo di avvalersi delle graduatorie 2013-15

- Roma

Negato al comitato “idonei” anche l’accesso agli atti di Iman Sabbah, la corrispondente da Parigi non iscritta all’Odg, “per carenza di interesse”.

Nella partita dei ricorsi al Tar tra gli “idonei” al concorso 2014-15 e la Rai, oggi il gol l’ha segnato Viale Mazzini. Il tribunale amministrativo – a quanto apprende loSpecialista.tv – non solo ha negato “per carenza di interesse” al “Comitato per l’informazione pubblica”, fondato da cento giornalisti e assistito dall’avvocato Vincenzo Iacovino, l’accesso agli atti di Iman Sabbah, la corrispondente Rai da Parigi non iscritta all’Odg. Ma nella sentenza pubblicata oggi aggiunge che la legge di Bilancio 2018 “individua solo una astratta possibilità (e non un obbligo come asserito dai ricorrenti) per la Rai di procedere ad immissioni in organico di figure al livello retributivo più basso, attingendo al personale idoneo inserito nelle graduatorie 2013 e 2015 di giornalisti professionisti riconosciuti idonei, in un quadro di ampia discrezionalità per l’Ente radiotelevisivo. La RAI… …non sarebbe comunque obbligata ad utilizzare le ‘graduatorie’ formate all’esito della selezione effettuata nel 2014/2015. Avrebbe una facoltà e non un obbligo di avvalersi delle graduatorie, la cui validità ed efficacia deve comunque essere verificata alla data del loro impiego”.

Una sentenza che giunge a una settima di distanza da altre due in cui invece il Tar aveva concesso – non foss’altro per richiedere un risarcimento – l’accesso agli atti al comitato “idonei” sia sul concorso 2014-15 sia su tutte le assunzioni di giornalisti dal 2013 in poi. Il tutto facendo capire che a differenza di quanto si sostiene in Rai quella graduatoria non sarebbe scaduta nell’ottobre 2018. Uno a uno e palla al centro, insomma. In attesa che altri giudici in sede civile, penale e contabile dicano la propria.

Ma i tempi della giustizia sono lunghi e intanto la Rai ha bisogno di popolare le redazioni. L’ad Fabrizio Salini ha verificato le reali carenze d’organico, a partire dalle sedi regionali che sono quelle dove si registrano le maggiori sofferenze, e ha valutato gli esodi che ci saranno da qui al 2023 sentenziando che servono 93 giornalisti. Per questo la Tv di Stato – con il via libera del cda del 12 giugno scorso – sta allestendo un nuovo concorso su base regionale il cui esito finale si dovrebbe conoscere per la Primavera del 2020. Ma non basta. Da anni continuano le trattative tra l’Usigrai e l’Azienda – e anche qui Salini si è speso per una soluzione a breve – per regolarizzare i cosiddetti lavoratori atipici che con qualifica di programmista regista, specialista web, tecnico di produzione, assistente alla regia, operatore di ripresa, montatore, consulente musicale e così via svolgono lavoro giornalistico. Tutti contratti di lavoro autonomo (partite Iva) che – dopo aver individuato e concordato criteri e requisiti – potranno essere trasformati in un contratto giornalistico a tempo indeterminato. In Rai si racconta di una selezione interna da avviare entro l’estate per oltre 200 candidati con il controllo delle candidature ricevute. Tra settembre ed ottobre è previsto l’avvio delle prove selettive con l’obiettivo di chiudere la partita entro il 2019. E poi ci sono gli studenti della scuola di giornalismo di Perugia, circa 70 diplomati negli ultimi tre bienni in attesa di una collocazione alla quale però non hanno diritto nonostante l’azienda spenda circa 1,4 milioni tra finanziamento diretto e stipendi ogni anno per sostenere la scuola. Infine, a rompere le uova nel paniere di Viale Mazzini, come detto, ci sono gli “idonei” del concorso 2014/15 che ha prodotto 100 vincitori e 287 “idonei”. Graduatoria che l’azienda ha scalato fino alla posizione 201 (qualcuno ha rinunciato) lasciando sul campo 186 giornalisti, un centinaio scarso dei quali si è costituito in comitato per combattere la battaglia dell’assunzione. In arrivo nuovi giornalisti in Rai, insomma. Da dove arriveranno ancora non è chiaro.

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