I cda Rai di marzo Salini se li gioca in trasferta

- Roma

In quel di Milano non sarà facile portare a casa le nomine ai Tg.

I due prossimi consigli d’amministrazione della Rai, quello del 5 marzo e quello del 20 marzo – che il consigliere Igor De Biasi, nominato in quota Lega, ha chiesto (e ottenuto) si svolgano a Milano e Venezia per dimostrare “la vicinanza dei vertici Rai e dimostrare al Paese che Lombardia e Veneto stanno già rialzando la testa” – saranno davvero importanti per l’attuale vertice dell’Azienda. Un vertice a trazione giallo-verde, con l’ad Fabrizio Salini (il giallo) e il presidente Marcello Foa (il verde), che si limitano a “rapporti istituzionali”. Il problema è che al governo ora ci sono i giallo-rossi. E il Pd (e Italia Viva) sono in pressing – e stanno facendo leva sull’azionista Roberto Gualtieri – per cambiare il volto all’informazione dell’azienda finita nel mirino dell’Agcom. Un pressing a colpi di picconate affidate in cda al consigliere Rita Borioni. Picconate che non mancano anche per Foa, al quale in queste ore la Borioni, consigliere eletto in quota Pd, e Riccardo Laganà, eletto dai dipendenti Rai, vorrebbero che l’azionista revocasse le deleghe dopo la vicenda della nomina del nuovo segretario del Prix Italia affidato ad Annalisa Bruchi. Insomma, invocano una “gestione più trasparente delle attività aziendali”.

PICCONATE contro Salini e Foa. E non sarà facile evitare i colpi. Anche perché Salini – alle prese con la difficile realizzazione del suo piano industriale – i numeri per accontentare il Pd sulle nomine ai tg non li ha ancora trovati. Nessun problema per Antonio Di Bella destinato alla direzione approfondimento; e neanche per Giuseppina Paterniti (salvo le rimostranze dell’interessata) destinata a prenderne il posto a RaiNews24. E dovrebbe passare anche l’indicazione di Andrea Vianello per la radio. Il problema è che (quasi) nessuno tra i giallo-verdi vuole Mario Orfeo al Tg3. Davvero un bel rompicapo nel quale si innesta anche qualche spina interna dovuta al mal di pancia dei dirigenti.

ALCUNI DIRIGENTI (la cui età media è 56 anni) stanno salutando l’Azienda (una quindicina tra dicembre 2019 e marzo 2020) e sfruttando quota 100 e un piccolo incentivo se ne vanno in pensione. Tra questi (a marzo 2020) anche quel Piero Gaffuri che l’ad aveva indicato come Trasformation Officer e che ora ha lasciato il posto (in polemica con l’ad) al dg Alberto Matassino atteso in commissione di Vigilanza sulla Rai mercoledì 4 marzo. Ma c’è chi – come Luigi Rocchi – in pensione non ci è voluto andare. E scongiurato il licenziamento, da maggio 2020 – ex direttore della Qualità e Pianificazione, direzione scomparsa – avrà un nuovo incarico. Poi c’è chi si accontenta: Giovanni Parapini (ex direttore Relazioni Internazionali, Relazioni Istituzionali e Comunicazione) ora fa il consulente dell’ad per il terzo settore. E infine ci sono quelli che si preparano a dare battaglia sul fronte legale per demansionamento. Teresa de Santis, ex direttore di Ra1, Orfeo (rieccolo), ex direttore generale ora presidente di RaiWay; e Fabrizio Ferragni, ex relazioni Istituzionali alle prese con un canale istituzionale che stenta a decollare. E se in “squadra” c’è qualcuno che gioca contro diventa difficile vincere le partite. Soprattutto in trasferta…

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