Iacona domanda e Casaleggio risponde (a Vespa)

- Roma
Bruno Vespa, conduttore di "Porta a Porta" seduto tra il pubblico. Foto da @Raiportaaporta

Il presidente della piattaforma Rousseau giudica “vomitevole” “Presa diretta” e si accomoda nel “salotto buono”.

Cambiano le stagioni della politica, il Movimento 5 Stelle – ora al governo – muta pelle, e modifica anche i propri rapporti con l’informazione televisiva. C’era un tempo, ad esempio, non molto lontano per la verità, in cui Bruno Vespa, conduttore dal 1996 del programma “Porta a Porta” su Rai1, era spesso e volentieri nel mirino dei grillini. Rocco Casalino, guru della comunicazione stellata, commentando un’ospitata di Beppe Grillo nel “salotto buono” della politica dichiarò: “Vespa con una stampante tre d è riuscito a farsi una spina dorsale. Spero che ce l’abbia anche con Renzi e Berlusconi”. Alessandro Dibattista, reduce da una puntata nella “Terza Camera del Parlamento”, disse: “Ha fatto più domande a me in 30 minuti che a Berlusconi in 20 anni”. E lo stesso Grillo, ospite del “pensionato” Vespa, lo prese in giro: “Tu non sei un giornalista sei un pacchetto”.

VESPA ARTISTA – Non correva buon sangue, insomma, tra Vespa e i grillini. A dimostrarlo lo stesso Roberto Fico che da presidente della Vigilanza Rai voleva addirittura impedirgli di fare campagna elettorale: “Quando faremo la delibera sulla par condicio proporrò che chi ha avuto la deroga al tetto sugli stipendi per contratto artistico non possa essere ricondotto sotto la testata”. “Ora c’è un conduttore che per avere la deroga al tetto ha firmato un contratto da artista, pur essendo giornalista. Questo è un paradosso che deve essere palesato pubblicamente. Chi ha avuto la deroga deve continuare a fare l’artista e durante la par condicio non può essere ricondotto sotto la testata giornalistica, altrimenti prendiamo in giro le persone: non può essere che si è giornalista ma si fa l’artista e intanto si prendono un sacco di soldi”.

IL GIORNALISTA PIU’ CORRETTO – Ebbene, come detto, è passato qualche anno, ora il Movimento è al governo, e il rapporto con “Porta a Porta” è diventato ottimo. A confermarlo lo stesso conduttore in un’intervista su Oggi: “Si ricorda di quando i grillini sostenevano che ‘Porta a Porta’ fosse il simbolo dei programmi tv in cui non andare mai?”, gli chiedono. “Certo. Per loro rappresentavo il vecchio regime. Nel tempo – ha spiegato l’anchorman di Rai1 – hanno capito che non lo rappresento, ma più semplicemente lo racconto”. “Adesso i Cinque Stelle fanno la fila per venire a ‘Porta a Porta’: se lo aspettava?”, è la seconda domanda. “Nessuno fa la fila per venire nostro ospite, siamo noi che li invitiamo. Certo: adesso partecipano più volentieri perché sanno che c’è rispetto per le opinioni di tutti. Del resto, fu proprio Rocco Casalino a dire davanti a Beppe Grillo che io sono il giornalista più corretto”.

LA FURBIZIA – E come Casalino, evidentemente, la pensa anche Davide Casaleggio, figlio di Gianroberto e presidente della piattaforma Rousseau. A tre anni dall’esordio televisivo nel 2017 – ospite di Lilli Gruber a “Otto e mezzo” su La7 – ieri sera ha deciso di mettere piede per la prima volta anche in Rai. Ma non a “Presa Diretta”, il programma di Rai3 che a lui lunedì 10 febbraio ha dedicato un’inchiesta definita da Casaleggio “vomitevole”. Nonostante i ripetuti inviti di Riccardo Iacona (estesi senza successo anche a Luigi Di Maio e a Vito Crimi), il presidente della piattaforma di Rousseau è andato da Vespa. Un’anteprima “Porta a Porta” durata una cinquantina di minuti in cui Casaleggio, tra l’altro, ha ribadito alcuni comandamenti del Movimento: inserire nel dna della politica la partecipazione dei cittadini, portare avanti il sogno della democrazia diretta, mettere i temi al centro e non le persone e le tifoserie, e inneggiare alle idee ribelli al posto delle correnti di partito. Il tutto negando ogni conflitto d’interesse. Un’intervista in cui Vespa, per la verità, non ha risparmiato domande scomode al suo ospite: lei è il padrone del Movimento 5 Stelle? Lei è l’editore di riferimento? Lei controlla il movimento attraverso Rousseau? Il tutto condito da quella che è apparsa una piccola furbizia dell’anchorman: dire che l’invito a Casaleggio era partito già da un paio di settimane per sgombrare il campo dal sospetto che Casaleggio stesse replicando Riccardo Iacona… Ma in sostanza è quello che è accaduto e che lo stesso Casaleggio aveva annunciato. È come se la smentita di una notizia falsa fosse mandata a un’altra testata dello stesso editore. Una testata che ha un pubblico diverso e che probabilmente “Presa diretta” non l’aveva neanche visto. Ma d’altronde quello della politica che si sceglie i salotti – anche sul servizio pubblico – è un vizio antico. E chi va con lo zoppo impara a zoppicare.

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