Il calcio riparte il 13 giugno. E niente sconto alle pay tv

- Roma

Diritti tv -15% in Germania e Inghilterra. In Italia, Sky, Dazn e Img se non pagano al più presto finiranno in tribunale.

Presto, molto presto sapremo se e come il campionato riprenderà. L’assemblea della Lega Calcio ha anche indicato una data: il 13 giugno. Un mese e mezzo per chiudere Campionato e Coppa Italia e lasciare il mese d’agosto alle competizioni europee. Ora i riflettori sono puntati su Palazzo Chigi e sull’atteso semaforo verde alla Serie A. Ma un po’ di luce bisogna indirizzarla anche alla diatriba tra i presidenti e le pay tv. Da settimane, infatti, Sky, Dazn e Img hanno fatto capire alla Lega calcio – per iscritto – che non pagheranno la sesta e ultima rata dei diritti tv di questa stagione scaduta il 2 maggio scorso. In totale circa 230 milioni (di cui circa 130 in capo a Sky). I broadcaster chiedono dilazioni e soprattutto sconti. Quelli (intorno al 15%) che in Germania e in Inghilterra le pay tv hanno già ottenuto in nome della pandemia, di calendari tutti da riscrivere, e di difficoltà evidenti riscontrate nel trattenere gli abbonati in questi due mesi senza sport in diretta.

PALLA IN TRIBUNALE – In Italia, invece, la palla è già in mano agli avvocati. Se sarà il governo per cause di forza maggiore ad imporre lo stop al campionato di calcio, infatti, i presidenti credono di aver comunque diritto ai soldi delle pay tv. Ma qualcuno fa notare che molti pagamenti – proprio in nome di Palazzo Chigi – in queste settimane stanno slittando. Non a caso nella Lega Calcio ci sono falchi (Napoli e Lazio) e colombe (Juve, Inter e Roma). I falchi non sentono ragioni, minacciano diffide e decreti ingiuntivi e si guardano attorno con sguardo minaccioso (non ultima la voce del private equity internazionale Cvc, pronto a mettere sul piatto un paio di miliardi per diventare socio al 20% della Lega) per avere garanzie di introiti per il futuro. Le colombe, invece, vorrebbero tenersi anche per il prossimo triennio (2021/24) partner affidabili come gli attuali. Ma i soldi hanno messo tutti d’accordo: c’è “la necessità del rispetto delle scadenze di pagamento previste dai contratti – hanno scritto in un comunicato – per mantenere con gli stessi un rapporto costruttivo”. E comunque lo sconto (tra il 15 e il 18%) non s’ha da fare. Tanto più in un momento finanziariamente così complicato.

FATTURATI IN RIANIMAZIONE – Nel frattempo in casa Sky invocano “soluzioni equilibrate, di interesse generale e spirito costruttivo”. E soprattutto si leccano le ferite. Cala il fatturato, cala la pubblicità, calano gli abbonati e cala l’arpu a causa dei minori abbonamenti ai pacchetti sportivi. Senza contare che mancano all’appello tutti i contratti con le attività commerciali: bar, ristoranti e hotel. E anche Dazn non gode certo di ottima salute…

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