Il “caso” Sabbah finisce in Tribunale

- Roma
La giornalista Iman Sabbah in diretta da Betlemme per RaiNews24. Foto da Facebook.

Il Comitato idonei del concorso 2015, assistito dall’avv. Enzo Iacovino, ha notificato alla Rai, all’Odg del Lazio e a tre giornalisti interessati un ricorso al Tar perché annulli il diniego di accesso agli atti.

Il caso “Iman Sabbah”, attuale corrispondente Rai da Parigi (con nomina “congelata” alla vicedirezione di Rai Parlamento) finisce in Tribunale. A quanto apprende loSpecialista.tv, infatti, venerdì 5 aprile il Comitato idonei del concorso 2015 ha notificato un ricorso al Tar alla Rai, all’Odg del Lazio e ai giornalisti interessati Iman Sabbah, Methnani Salah Ben Brahim e Louassini Zouhir. In particolare l’avvocato Enzo Iacovino, che assiste il Comitato idonei, unitamente al collega di studio avv. Silvio Di Lalla, hanno notificato un ricorso al Tribunale amministrativo del Lazio affinché venga annullato il diniego di accesso agli atti inoltrato dal ricorrente il 7 febbraio scorso. Richiesta alla quale l’Ordine dei giornalisti non avrebbe proprio risposto, mentre la Rai – con missiva dell’8 marzo 2019 – l’avrebbe respinta perché “l’istanza risulta inammissibile in quanto formulata in modo del tutto generico, non essendo chiarito l’interesse diretto, concreto ed attuale, ricollegabile agli atti per i quali l’accesso viene richiesto”.

QUANTE DOMANDE SENZA RISPOSTA – La vicenda è nota ed è costellata da una serie di quesiti ad oggi ancora senza risposta. Poteva la Rai assumere nel 2003 a RaiMed una giornalista, Iman Sabbah (di nazionalità israeliana, e dal 2013 anche italiana), senza che fosse iscritta nell’albo dei giornalisti professionisti? Non è questo un requisito indispensabile per l’esercizio della professione giornalistica e per essere assunti con la qualifica professionale nelle testate Rai? Bastava che Sabbah fosse iscritta dal 23 luglio 2002 nell’elenco speciale dei giornalisti stranieri dell’albo tenuto dal consiglio dell’ordine dei giornalisti del Lazio? E quell’elenco non è riservato a giornalisti stranieri che esercitano la professione in testate estere e non in quelle nazionali? Sabbah, e i suoi due colleghi di Rai News, hanno esercitato correttamente la professione? Poteva la Rai – dove tutti i contrattualizzati delle testate giornalistiche devono essere iscritti all’ordine come professionisti – promuoverla prima a caposervizio, poi a caporedattore, e ora (forse) vicedirettore? Poteva partecipare al “job posting” per la corrispondenza dall’estero per poi diventare corrispondente da Parigi nel 2017? Come ha vigilato l’allora direttore generale, Mario Orfeo? E i direttori di testata di turno (l’assunzione a tempo indeterminato risale al 2008 con Corradino Mineo) hanno controllato i requisiti professionali e i curricula ove sono contenute le informazioni professionali del concorrente? I direttori di testata hanno fatto la comunicazione preventiva al competente Comitato di Redazione circa l’assunzione e i criteri seguiti per le promozioni? Come è possibile che in Viale Mazzini in 16 anni nessuno si sia accorto di nulla? Quali responsabilità sono imputabili ai dirigenti Rai che in questi anni hanno consentito l’assunzione e la carriera di Sabbah e di altri colleghi che versano nelle stesse condizioni a Saxa Rubra?

L’avvocato Vincenzo Iacovino.

SI RISCHIA IL PENALE – Proprio per vederci chiaro il Comitato idonei al concorso 2015 vuole sfogliare le carte in possesso del competente Consiglio dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio e della Rai. E ora sarà il Tar a stabilire se quei cassetti di Viale Mazzini e di Piazza della Torretta vadano aperti oppure no. Fermo restando che il Comitato, per il tramite dell’avv. Iacovino, ha già pronta una dettagliata denuncia che presto sarà depositata alla Procura della Repubblica per accertare la liceità o meno di ogni condotta posta in essere dai singoli giornalisti, dai direttori di testata e dai dirigenti di turno.

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