Il violoncellista Mario Brunello

Al Teatro Argentina di Roma regala un concerto dinamico con il Coro del Friuli Venezia Giulia.

Sono quattro corde, ma da lì fa uscire mille incredibili suoni: ora cupi, ora allegri; ora che ti invitano a riflettere, ora che ti chiedono un passo di danza. È il violoncellista veneto Mario Brunello che, invitato sul palco del Teatro Argentina di Roma, nell’ambito della stagione dell’Accademia Filarmonica Romana, si è esibito con il Coro del Friuli Venezia Giulia ed un percussionista, regalando virtuose capriole di note con: Johann Sebastian Bach, due brani più un intenso bis accompagnato da una corista in veste in questo caso anche lei di musicista; un mirabile duetto con la soprano in rosso Karina Oganjan, in omaggio alla poetessa russa Anna Akhmatova su composizione di John Tavener; una vera performance sulle parole del poeta anarchico Léo Ferré; i mille colori di “Flows” del compositore friulano Valter Sivilotti. Sono suonati, invece, troppo tenebrosi per un programma variopinto e fresco sia Fratres di Arvo Pärt che il Requiem di Peter Sculthorpe. Ma in sostanza è stato un concerto che ha regalato emozioni e la bellezza dell’esibizione dal vivo di uno dei più virtuosi violoncellisti, sempre a caccia di nuove acrobazie sonore.