Apertura magnifica della nuova stagione del Globe Theatre di Roma diretto da Gigi Proietti. In scena una pièce con tre grandi protagonisti: Giusepe Zeno e i Rigillo padre e figlio, Mariano e Ruben.

“Eccoci di nuovo qui”, un Gigi Proietti felice saluta il suo pubblico del Globe Theatre di Roma aprendo la nuova stagione. “Mi sembra di stare dentro un miracolo perché ancora ce la facciamo ed è straordinario – dice -. Io non amo molto la retorica, ma sta per diventare non dire commovente, ma quantomeno anomalo che noi riusciamo a fare queste stagioni anche così intense, anche produttivamente parlando. Quest’anno cominciamo con uno spettacolo molto particolare che non è di Shakespeare, ma parla di Shakespeare. L’autore di questo spettacolo è Stefano Reali che è un regista affermato, televisivo e teatrale, e devo dire, voi sapete che io nel Medioevo – scherza – dirigevo una scuola di teatro, un laboratorio, e lui già faceva parte di questo progetto, insegnava musica, pianoforte, e ora ci siamo ritrovati. Ho visto che stava preparando questo spettacolo molto intrigante, molto interessante sulla vita di Shakespeare, su certi enigmi che non si sono risolti ancora. Vogliamo cominciare così, non con una commedia o una tragedia shakespeariana, anche per dare il via ad una linea parallela delle nostre produzioni. Questa poi tra l’altro è un’ospitalità, non è una nostra produzione. Per questa linea parallela, fuori al Globe c’è una struttura che chiamiamo il ‘Globino’, dove si fanno degli spettacoli, a volte pomeridiani, e poi spesso quando hanno maggiore richiesta si spostano nel teatro grande, e che sono tutti teatri basati su una drammaturgia, non sono lezioni, però hanno un che più di didattico, che spiegano un periodo storico, una figura come la Regina Elisabetta, per cui alcuni nostri attori e attrici e scrittori che si scrivono queste piéce le rappresentano, e crediamo che questa linea parallela possa sviluppare molto. Sono spettacoli veri e propri con costumi e musicisti, non sono reading”. Quello con cui il Globe ha aperto la stagione il 21 giugno, con l’entrata dell’estate, è su questo mood, e molto, molto di più. In scena per ancora due repliche (22 e 23 giugno alle ore 21.15), lo spettacolo “Shakespeare & Cervantes in Ghost Writer” è un gioiello prezioso.

Stefano Reali, che in tv ha firmato successi come “Ultimo”, “L’uomo sbagliato”, “Lo scandalo della Banca Romana” e “Caruso, la voce dell’amore”, firma il copione, la regia e le musiche di questa pièce coinvolgente. Racconta di tre incontri tra due padri della letteratura mondiale in tre momenti della vita diversa, ponendo al centro il tema della fama e dell’immortalità dell’opera. Miguel de Cervantes, molto concreto, invischiato alla vita, capace di rendere eterno tutto ciò che vive da un lato; e dall’altro John Florio che parla a tutta l’umanità di emozioni e sentimenti che vive per interposta persona. Le opere di entrambi sono senza tempo, ma quale la via più giusta per la letteratura? E chi c’è veramente dietro John Florio? I suoi testi sono quelli portati in scena da William Shakespeare che, attore nella Londra elisabettiana, si è fatto prestanome di chi per fuggire alle persecuzioni non poteva firmare le proprie opere? Dietro Shakespeare c’è forse un italoinglese che ha tradotto le opere del padre Michelangelo dal volgare all’inglese? Il testo porta avanti un ricco, serrato e colto dialogo letterario, che si fa quasi tenzone, tra Cervantes e Florio (Shakespeare?). Sul palcoscenico i Rigillo padre e figlio, Ruben e Mariano, interpretano rispettivamente padre e flglio Florio, quindi John e Michelangelo; Giuseppe Zeno è un accattivante e fascinoso Cervantes; Agnese Fallongo è la musa Ana. Tutti e quattro sono di una bravura incredibile, riescono a tenere desta e viva l’attenzione degli spettatori in uno spettacolo di un’ora e mezza circa senza interruzione e senza che in scena si concedino una pausa: è una pièce in continuo levare, una pagina di letteratura tridimensionale, con una plasticità di chiaroscuri seducenti.

Approfondimenti