Il settimo piano cerca “brand ambassador” sui social. Ma sarà una ricerca durissima. I migliori account su Twitter sono pensionati, emigrati o esiliati.

La Rai ridisegna le news e mette mano anche (entro il 2019) alla strategia social. Per questo è cominciata un’opera di segmentazione dei suoi giornalisti alla ricerca di “brand ambassadors” che facciano un po’ di pubblicità al nuovo portale unico delle news. Chi sono? Giornalisti con account Twitter, il social per eccellenza delle news, seguiti da migliaia di follower. Solo ad alcuni di loro – i più popolari ed influenti – sarà consentito utilizzare i social facendo sfoggio del brand Rai. Il tutto delineando un preciso confine tra area personale e area aziendale. Il problema è che tra i circa 1.700 giornalisti Rai di potenziali ambasciatori ce ne sono davvero pochi. Basta guardare la lista dei direttori di Testata, quella degli anchorman o quella dei corrispondenti all’estero. Su Twitter il più attivo è Antonio Di Bella, direttore di Rainews24, con 36.400 follower. Seguito da Marino Sinibaldi, direttore di Radio3, con 24.000 follower. Molti direttori non hanno proprio un account (Giuseppe Carboni del Tg1 o Antonio Preziosi di Rai Parlamento) e altri – come Gennaro Sangiuliano (Tg2), Giuseppina Paterniti (Tg3), Alessandro Casarin (Tgr) o Auro Bulbarelli (RaiSport) – oscillano trai 4 e i 6 mila follower. Insomma, fanno peggio di Giovanni Floris che ha 14.000 follower con zero Tweet…

E pure i corrispondenti all’estero non brillano per follower: l’unico account che spicca è quello da Istanbul di Lucia Goracci: 13.900 follower. Ma sono bruscolini per fare il “brand ambassador” della Rai. Per questo il settimo piano dovrà guardare altrove. Tanto per fare un esempio ai 183.000 del pensionato Bruno Vespa (che nel suo account la Rai non la menziona proprio) o i 164.000 di Riccardo Iacona, i 161.000 di Andrea Vianello o i 104 mila di Marco Mazzocchi. Peccato che la Rai si sia lasciata scappare negli ultimi tempi Michele Santoro (483.000 follower), Nicola Porro (293.000) e Corrado Formigli (260.000). Questi sì che potevano fare gli ambasciatori… E – ironia della sorte – se le cose vanno così male è anche colpa della burocrazia del settimo piano. Si racconta infatti di una circolare interna di alcuni anni fa in cui si vietava di usare i social mettendo in bella mostra il brand Rai. Chi è causa del suo mal pianga se stesso…

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