#iorestoincasa, e anche Disney+ rinuncia all’hd

- Roma

Come Netflix, Amazon e YouTube, la casa di Topolino riduce del 25% (per ora) l'utilizzo di banda.

È comparsa stamane sui device di tutta Italia, ma anche del Regno Unito, Irlanda, Germania, Spagna, Austria e Svizzera. E dal 7 aprile prossimo sarà anche in Francia. Si tratta dell’app Disney+ che al costo di 6,99 euro al mese (o 69,99 euro all’anno) porterà nelle case degli italiani un catalogo sconfinato: dai classici Disney ai cartoni Pixar, dai super eroi Marvel alla saga Star Wars fino ai documentari National Geographic. In arrivo 500 film e 7.500 puntate di serie tv e 30 nuove produzioni originali. I bambini e gli adolescenti – che potranno gustarsi i doppiaggi di Arisa e Luca Laurenti – sono il target d’ingaggio. Non a caso tra i titoli più attesi c’è “High School Musical: The Musical: La serie”. Ma quella di oggi è stata una partenza al rallentatore. Sì, perché come Netflix, Amazon e YouTube, la casa di Topolino ha deciso di ridurre del 25% (per ora) l’utilizzo di banda il cui consumo, in tempi di coronavirus, in Italia è salito del 90%. Di fatto è come se ogni giorno fosse capodanno.

I SERVER SI FONDONO – E a far capire che il sovraccarico della Rete è giunto al limite della sopportazione non è soltanto Bruxelles. Basta leggere la dichiarazione di Marck Zuckerberg, patron di Facebook, Instagram e Whatsapp. Il traffico di chiamate e messaggi è più che raddoppiato in Italia, e negli altri Paesi colpiti dall’epidemia di coronavirus. Ma il problema è che quella che stiamo combattendo è una pandemia. E infatti Facebook ha già raddoppiato la capacità dei suoi server, ma potrebbe non bastare a contenere il flusso di comunicazioni. “Dobbiamo attrezzare le nostre infrastrutture per riuscire a sostenere il picco di traffico, per essere sicuri che non vadano in tilt” ha spiegato Zuckerberg. “Se l’epidemia non si ferma i nostri server rischiano di fondersi”. Siamo un Paese di reclusi, infatti, e questo ha aumentato (come se ce ne fosse bisogno) e reso ancor più morboso il nostro rapporto con i social. Senza contare l’utilizzo della Rete che ogni giorno facciamo per lavorare, seguire le lezioni di scuola, chiamare su Skype un amico, ordinare la spesa (ormai quasi impossibile) o comprare qualcosa su Amazon (si spera beni di prima necessità). E naturalmente guardare la tv che corre sempre di più, soprattutto quella a pagamento, su internet. Ma che ora – almeno per un po’ – dovrà andare un pochino più adagio.

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