Ma l’ad Fabrizio Salini – che ammette di aver incontrato e ascoltato la politica – rivendica in Vigilanza la piena autonomia.

Doveva essere il seguito di un’interrogazione in commissione di Vigilanza sulla Rai sul piano industriale. Si è trasformata in un “processo” al presidente Marcello Foa, accusato di eccessiva vicinanza alla Lega. Un ruolo non di garanzia e non bipartisan, dunque. E non solo a giudizio di coloro, come il Pd, che Foa non l’hanno votato. Ma anche da parte di chi, come Forza Italia, Fratelli d’Italia e Movimento 5 Stelle a fine settembre avevano dato il proprio ok. Per capire il clima a San Macuto basta ascoltare l’ultimo intervento del senatore grillino Gianluigi Paragone (ma anche i suoi colleghi non hanno fatto sconti) che senza mezzi termini ha parlato di “un presidente che esagera nella sua funzione”, apostrofandolo con un ironico “si contenga”. “Nella governance Rai non c’è diarchia. Se lei vuole fare l’amministratore delegato ce lo dica, se qualcuno si è messo in testa di cambiare i direttori delle testate, magari attraverso la panna che monta su scazzottate che a quanto pare non ci sarebbero state, perché avete più necessità, più voglia, più tentazioni di arrivare anche al Tg1, ditecelo con grande serenità. Se volete cambiare Freccero da Rai2 o Coletta da Rai3… Non avevamo calcolato che il ruolo del presidente fosse così interpretabile. Si contenga presidente – ha aggiunto Paragone citando Silvio Berlusconi -. Invito Foa a rileggersi il contratto che lo ha portato alla presidenza e capire il ruolo specifico del ruolo che riveste. Che non è quello dell’ad ombra o tutor, non è per questo che anche qui le abbiamo dato la fiducia”.

Il presidente Rai, Marcello Foa.

Il segno che qualcosa nella “Rai del cambiamento” a trazione giallo-verde non funziona. Troppo verde e poco giallo, sembrerebbe di capire, e molto poco di tutti gli altri colori che fanno parte di quell’arcobaleno del pluralismo (o meglio della spartizione) che campeggia sul tetto di Viale Mazzini. Foa naturalmente non ha replicato, limitandosi a negare il conflitto d’interessi a RaiCom contestato – anche questo – dai 5Stelle. “L’ad mi ha chiesto di coprire l’incarico di presidente di RaiCom, non è un incarico operativo. Ho le stesse deleghe – ha precisato Foa – che ho in Rai e sono inferiori rispetto al passato. L’idea nasce dal fatto che RaiCom ha una spiccata vocazione internazionale, perché attraverso RaiCom passano i maggiori contratti con i nostri partner internazionali, ed io come presidente ho la delega alle questioni internazionali. Motivo per incentivare e difendere gli interessi della Rai. Funzione in coerenza rispetto al mio mandato. Non vedo affatto un conflitto di interessi”. A difendere la propria autonomia, invece, dalle voci di diarchia ci ha pensato l’ad Fabrizio Salini. “Il mio operato si è svolto in autonomia, ho rivendicato più volte questo piano industriale. La politica la ascolto, la incontro, ma l’ad sono io. Lo rivendico come il nostro piano industriale”. Nessuna interferenza, insomma, né di Matteo Salvini e Luigi Di Maio, né di Marcello Foa. Le solite fake news dei “giornaloni”…

L’ad Rai, Fabrizio Salini.

Tornando al piano industriale, Salini ha spiegato meglio la ratio del piano editoriale che vede la cancellazione di Rai Movie e Rai Premium. “Rai Movie sparisce come brand? Sì. Il cinema viene penalizzato? No”, ha esordito. “La Rai negli ultimi cinque ha investito 430 milioni di euro, di cui 320 milioni nella produzione di cinema e 110 milioni nell’acquisto, è una tendenza che vogliamo assolutamente confermare”. “Quello che prevediamo – ha aggiunto l’ad Rai – è l’integrazione di due canali. Non c’è nessuna penalizzazione del cinema. E non è vero che Rai Movie trasmette 5.000 titoli all’anno. Nel 2018 sono stati programmati circa 360 titoli unici, cioè un film al giorno, con un tasso di replica di 10 o 12 volte a titolo”. Quindi più cinema, su diversi canali, e più cinema italiano. “Non abbiamo rinnovato il contratto con una major americana. Quelle risorse saranno riversate nell’acquisto di titoli cinematografici e seriali italiani o europei”. Sul piano news, Salini ha poi spiegato che “alla fine dei tre anni della consiliatura sarà creata la newsroom unificata (estate 2021, ndr), già dal 2020 la testata multipiattaforma”. Sempre che arrivi il via libera del Parlamento, che ha appena stabilito un ciclo di audizioni che vedrà coinvolti il ministro dello Sviluppo, Luigi Di Maio, quello dell’Agcom, Angelo Marcello Cardani, l’Usigrai (che giovedì incontrerà l’ad per il tavolo precari giornalisti che sono oltre 250) e la Federazione nazionale della stampa.