La Lega vuole una “maglia” Rai da titolare per Fabrizio Ferragni

- Roma
Il dirigente Rai, Fabrizio Ferragni.

Il Carroccio chiede all’ad Fabrizio Salini, per iscritto, perché ha sostituito “un giornalista professionista ed esperto”. Evidentemente tutti quelli sostituiti fin qui erano dilettanti e incapaci...

Non è certo una novità che il Parlamento – tramite la commissione di Vigilanza sulla Rai – presenti interrogazioni ai vertici di Viale Mazzini. Nella passata Legislatura i quesiti sono arrivati oltre quota 700… E gli argomenti sono i più disparati e spesso anche curiosi: dai perché di una determinata scelta editoriale (servizi dei tg, film, format, singolo sketch, post sui social) ai cachet di artisti (Claudio Baglioni fa la collezione), giornalisti (ora tocca a Gad Lerner) e ospiti (è il turno di Pamela Prati); dagli ascolti della “Prova del cuoco” al rispetto delle minoranze linguistiche in Calabria; dal segnale debole nella Val Vigezzo all’allarme Vladimir Luxuria alla Lavagna su Rai3. Ma ce n’è una, appena deposita dalla Lega, che apre davvero un nuovo fronte.

Gli esponenti del Carroccio, infatti, chiedono di sapere – alla luce delle nomine (una decina) alla corporate fatte dall’ad Fabrizio Salini il 21 maggio scorso – perché “un giornalista professionista ed esperto come Fabrizio Ferragni è stato rimosso dall’incarico”. Avete capito? Salini deve motivare al Parlamento perché ha deciso di cambiare il direttore delle Relazioni Istituzionali che stava su quella poltrona dall’ottobre del 2016. Non ce ne voglia Ferragni (dirigente Rai di lungo corso al quale questa storia probabilmente neanche gioverà), ma allora perché non motivare anche tutte le nomine fatte ai Tg, alle Reti, alle consociate e così via… Oppure in quei casi le persone sostituite (e in alcuni casi ancora senza incarico) erano tutte dilettanti e incapaci? Insomma, la politica con una mano dà i superpoteri all’amministratore delegato su firma contratti (fino a dieci milioni) e nomine (queste alla corporate in particolare di sua esclusiva competenza). E lo fa (Renzi docet) con una nuova legge che doveva tenere i partiti fuori dai cancelli di Viale Mazzini ed evitare che il cda facesse il Parlamentino al settimo piano ogni 15 giorni. E poi – se qualcosa non torna per esempio nella “diarchia” gialloverde – chiede subito il conto. E in questo caso, considerando il motivo del contendere, lo fa pure ad alta voce. E non lascia neanche la mancia. La Rai del cambiamento (dei colori)…

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