La politica fuori dalla Rai ma dentro le nomine!

- Roma
Foto di Devanath da Pixabay

Pressioni su Salini per accaparrarsi il Tg1, veti incrociati su Rai1. Il cda vuole votare la direzione approfondimento e Tinny Andreatta perde la fiction.

No alle “interferenze” della politica e basta con una Rai consegnata all’esecutivo di turno. Al Senato venerdì mattina è andato in scena un interessante convegno, organizzato dal senatore del Movimento 5 Stelle Primo Di Nicola, per studiare una sintesi tra i disegni di legge depositati in passato allo scopo di riformare la governance, i meccanismi di nomina del cda e, se possibile, ridisegnare il perimetro dell’offerta del “bouquet” stabilendo inoltre una volta per tutte i compiti del servizio pubblico. Il tutto condito da risorse sicure, a partire dalla restituzione dei 15 euro (su 90) ad abbonato che ogni anno si pappa lo Stato. Peccato che mentre a Palazzo Madama si volava alto, con l’ad Fabrizio Salini che invocava la “giusta distanza” del settimo piano dalla politica, poi a Palazzo Chigi riportavano subito tutti con i piedi per terra. E non a caso le nomine previste nel cda di lunedì sono scomparse dall’ordine del giorno della Sala Orsello.

IL CANALE IN INGLESE – il cda Rai si riunirà puntualmente lunedì 11 novembre alle 10 del mattino, forse – a quanto apprende Lo Specialista – incardinerà formalmente le nove nuove direzioni di genere, si occuperà del refarming delle frequenze tv di Rai Way chiesto dal contratto di servizio, firmerà contratti, ascolterà l’ad di RaiCom, Monica Maggioni, presumibilmente sul canale in inglese, ma di nomine neanche l’ombra. Perché? Salini – che dovrebbe avere i pieni poteri e decidere in autonomia a chi affidare queste nuove direzioni di genere – sarebbe alle prese con una partita a scacchi con il Pd, con i 5Stelle, con la Lega, con Fratelli d’Italia e così via. Il solito spettacolo imbarazzante, insomma.

IL TOTONOMINE – Uno spettacolo che sui giornali di stamane va naturalmente in scena. I partiti – si legge – premono perché nell’infornata di nomine Rai ci sia anche il Tg1, ad esempio. I grillini vogliono Franco Di Mare, Il Pd spinge per Antonio Di Bella o Mario Orfeo. Al posto di Carlo Freccero a Rai2 Fratelli d’Italia vuole Ludovico Di Meo, e la Lega spinge per il ritorno della vecchia conoscenza Antonio Marano. Stefano Coletta, candidato principe per la nuova direzione intrattenimento prime time in accoppiata con Rai1, sarebbe osteggiato dai Cinque Stelle che addirittura avrebbero difeso Teresa De Santis in nome delle quote rosa. Che spettacolo…

IL GALATEO DI SALINI – In Azienda la narrazione ufficiale è un’altra. Si racconta che lo spostamento sia dovuto al galateo istituzionale. Salini preferisce andare prima in audizione in commissione di Vigilanza (metà novembre) e poi – dopo aver chiarito tempi e modi di applicazione del piano industriale 2019 – chiudere la partita delle nomine. Ma come detto, la realtà appare ben diversa, e a complicare il puzzle del settimo piano ci sarebbe altri due problemi: sembra che il cda reclami un voto vincolante sulla nomina dell’importante direzione approfondimento che avrà la responsabilità di tutta l’informazione delle Reti; e poi c’è l’annosa questione della job rotation. Sembra che una direttiva Anac, recepita dal cda, preveda la rotazione dei dirigenti che non possono rimanere nella stessa posizione apicale per più di otto anni. Come si fa, ad esempio, a confermare la brava Tinny Andreatta alla Fiction? Sta lì da settembre 2012 e gestisce un budget di circa 200 milioni ogni anno!

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