Comcast CEO Brian Roberts is being honored as one of five innovators by The Inquirer. Profile photo of him shot, October 31, 2016, on the 51st floor of the Comcast Center overlooking the 2nd Comcast tower being built across the street. CLEM MURRAY / Staff Photographer

Nervi tesi – e iniziative legali reciproche – tra i due broadcaster. Motivo del contendere la presenza dei canali Rai su Sky, i criptaggi e i diritti tv del calcio.

Da settembre 2018 Canale 5 – dopo tre anni di criptaggio integrale – è tornato “gratis” e senza nessun pagamento dei diritti di ritrasmissione sul 105 della piattaforma Sky; da gennaio 2019 la stessa strada l’hanno percorsa Rete4 (che ha preso il posto lasciato vacante a metà settembre da Rai4), Italia1 e tutto il bouquet di canali generalisti e tematici del “Biscione”. Una strategia, ora che la battaglia pay tra Premium e Sky è finita, necessaria a Cologno per dare spolvero al proprio brand e soprattutto per aumentare il proprio share tra un pubblico molto appetibile per gli inserzionisti. Nel frattempo sono quasi dieci anni (dal 2009) che la Rai ha criptato il meglio dei propri programmi ritrasmessi su Sky, rinunciando a un contratto da 50 milioni l’anno per sette anni per quello che allora si chiamava il bouquet RaiSat. Cosa sta facendo in materia il nuovo cda che si è insediato questa estate?

NERVI TESI SUI CRIPTAGGI – Di certo i rapporti con Sky non sono idilliaci: a settembre a Rai4 è stata offerta una collocazione dopo il canale 800, tra le televendite – scherza un dirigente di Viale Mazzini – e i film porno. E dal 13 settembre 2018 Rai4 è sceso dal “cielo” sulla terra… Inoltre, nella scorsa primavera Sky ha presentato ricorso al Tar del Lazio contro la tv di Stato. E ora il cda si preparerebbe a rispondere sia con una richiesta all’Agcom sia con una causa in sede civile. L’oggetto del contendere è l’articolo 19 del contratto di servizio 2018-22 riguardante la “neutralità tecnologica”. In pratica Sky protesta per due ragioni: 1) Vuole che la Rai dia gratis (e senza criptaggi dei programmi più pregiati) i propri canali alla piattaforma satellitare per consentire la massima diffusione del servizio pubblico agli italiani che pagano il canone; 2) Vuole inoltre che la Rai, per raggiungere le zone italiane non coperte dal digitale terrestre, distribuisca, oltre alle tessere Tivusat, anche quelle di Sky. “La Rai dovrà consentire – si legge nel contratto di servizio – previ accordi equi e non discriminatori, la trasmissione simultanea dei suoi canali sulle diverse piattaforme distributive televisive, a condizione che sia rispettata l’integrità dei marchi, dei prodotti e delle comunicazioni commerciali, fatti salvi i diritti dei terzi. In caso di ritardo o controversia nella conclusione degli accordi, ciascuno dei soggetti interessati può richiedere all’Autorità di verificare e stabilire, in base a criteri oggettivi quali l’ammontare del corrispettivo economico e la durata dell’accordo, le condizioni necessarie per la conclusione degli stessi”. Insomma un invito a Rai e Sky a trovare un accordo “equo e non discriminatorio”, con l’Agcom a fare da “arbitro”. Un accordo da condire magari anche con patti commerciali, spot televisivi sul canone, scambi di diritti televisivi dei grandi eventi e quant’altro. Il tutto per un valore di circa 25 milioni l’anno. In fondo è la metà di quello che Sky pagava alla Rai nel 2009…

E ORA SI LITIGA ANCHE SULLA CHAMPIONS – Ed è qui che si inserisce la questione dei diritti tv della Champions League. Entro il 31 gennaio – come da accordi – il settimo piano ha esercitato l’opzione per il rinnovo automatico per le prossime due stagioni 2019-2020 e 2020-2021 dell’intesa firmata con Sky nel 2018 (che vale circa 40 milioni di euro l’anno). L’accordo siglato con Sky Italia (che i diritti tv della Champions li ha pagati alla Uefa circa 225 milioni a stagione fino al 2021) concede alla tv di Stato i diritti in esclusiva in chiaro degli incontri della prossima edizione per la trasmissione in prima serata della miglior partita (ove possibile con un club italiano) del turno del mercoledì. In totale le partite che la Rai potrà trasmettere saranno 15: sei durante i gironi; quattro ottavi di finale, due quarti di finale, due semifinali e la finale. A queste si aggiungerà una sedicesima gara: la Supercoppa europea tra la vincente della Champions e quella dell’Europa League da disputarsi nel mese di agosto.

COMCAST CAMBIA LE CARTE IN TAVOLA – Ma Sky – che lo aveva comunicato da tempo a Viale Mazzini – considera invece l’accordo 2018 decaduto, e quindi pure l’opzione per il suo rinnovo, e spinge per un nuovo tavolo in cui si dovranno ridiscutere i termini e, soprattutto, gli importi per i diritti tv in chiaro. Il diritto d’opzione, infatti, era condizionato al fatto che per i campionati 2018-21 Sky Italia avesse diritti tv del calcio pari al triennio precedente. Cosa che secondo Comcast (e secondo l’Antitrust che infatti ha appena fatto una multa a Sky) non si è verificata, viste le 3 partite a settimana della Serie A finite a Dazn. Poco importa che le sette partite rimaste siano in esclusiva assoluta, e che in esclusiva Sky abbia, tra l’altro, anche tutta l’Europa League. Sullo sfondo, poi, un certo nervosismo della nuova proprietà che probabilmente si aspettava un ritorno diverso in termini di abbonamenti dopo gli investimenti fatti in diritti tv ed esclusive. Se ne riparlerà in primavera, quando la competizione si sarà conclusa e si comincerà a lavorare ai palinsesti autunnali. Spettatore interessata della “lite” Rai-Sky è naturalmente Mediaset. Ma questi sono tavoli in cui bisogna mettere molte fiches sul panno verde… Forse troppe per chi è già rimasto scottato proprio dalla Champions…