La giornalista Iman Sabbah in diretta da Betlemme per RaiNews24. Foto da Facebook.

L’Azienda risponde al Parlamento, sembra arrampicarsi un po’ sugli specchi e scarica la palla all’Odg che a sua volta – si dice – potrebbe chiedere un parere...

Poteva la Rai assumere nel 2003 a RaiMed una giornalista, Iman Sabbah (di nazionalità israeliana, e dal 2013 anche italiana), senza che fosse iscritta nell’albo dei giornalisti professionisti? Non è questo un requisito indispensabile per l’esercizio della professione e per essere assunti con la qualifica professionale nelle testate Rai? Bastava che fosse iscritta dal 2002 nell’elenco dei giornalisti stranieri al consiglio dell’ordine dei giornalisti del Lazio? Quell’elenco non è riservato a giornalisti stranieri che esercitano la professione in testate estere e non in quelle nazionali? Sabbah ha compiuto un reato chiamato “esercizio abusivo della professione”? Poteva la Rai – dove tutti i contrattualizzati delle testate giornalistiche devono essere iscritti all’ordine – promuoverla prima a caposervizio, poi a caporedattore, e ora a vicedirettore? Poteva partecipare al “job posting” per la corrispondenza dall’estero per poi diventare corrispondente da Parigi nel 2017? Quanti “casi Sabbah” ci sono in Rai? E come è possibile che in Viale Mazzini in 16 anni nessuno si sia accorto di nulla? Queste domande, che LoSpecialista.tv ha cominciato a porsi un paio di settimane fa, ora se le fanno in molti, anche in Parlamento. E finalmente l’azienda risponde.

IL PRECEDENTE – “In primo luogo – spiega la risposta di Viale Mazzini alle interrogazioni di Paolo Tiramani (Lega) e Alberto Airola (M5S) – si osserva che già nel 1995 Rai aveva inserito nel proprio organico un giornalista di nazionalità estera, iscritto nell’Elenco stranieri, acquisendo una attestazione rilasciata nel 1992 dall’allora Presidente dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio e Molise, che riportava: “… il giornalista straniero, una volta iscritto nell’Elenco Stranieri, annesso all’Albo dei Giornalisti, ha pieno titolo per svolgere attività redazionale ex art. 1 contratto giornalistico, in qualunque testata o radio-televisione italiani”.

“Un’attestazione” che sembrerebbe il frutto di un’interpretazione personale dell’allora presidente dell’Odg e che appare in contrasto con il disposto normativo proprio dell’Ordine dei giornalisti.

I “CASI” SABBAH SONO QUATTRO – “Per quanto attiene specificamente la giornalista Sabbah – si legge ancora – l’interessata ha avuto il suo primo contratto di lavoro a tempo determinato con Rai nel 2003, unitamente altri due giornalisti madre lingua araba, nel quadro del progetto Canale Rai Med curato in collaborazione tra Rai News 24 e TGR. Successivamente nel 1997 è stato inserito un quarto giornalista, di nazionalità giordana”.

Come puntualmente riferito da LoSpecialista.tv, insomma, non siamo in presenza di un “caso” isolato…

NEL 2008 IL CONTRATTO A TEMPO DETERMINATO A RAINEWS24 – “La richiesta di assunzione fu effettuata dall’allora Direttore di Rai News 24”, aggiunge la missiva del settimo piano. “All’atto dell’assunzione con il primo contratto a tempo determinato la sig.na Sabbah ha prodotto la documentazione rilasciata dall’Ordine Interregionale dei Giornalisti di Lazio e Molise che attestava la sua iscrizione dal luglio 2002 nella categoria Elenco Stranieri. In occasione dei successivi rinnovi contrattuali a tempo determinato, nel 2003, 2004 e 2005, la sig.na Sabbah ha prodotto la certificazione rilasciata dalla Commissione Nazionale Paritetica FIEG-FNSI attestante l’iscrizione ‘nell’Elenco Nazionale dei Giornalisti Professionisti’ e lo stato di disoccupazione. Nel 2006 l’interessata è stata impegnata con contratto a termine di durata biennale (forma di contratto d’ingresso prevista dalla contrattazione collettiva) e nel 2008 è stata stabilizzata a tempo indeterminato a Rai News 24 dove ha rivestito diversi ruoli, tra cui quello di giornalista parlamentare e di conduttore. Nel luglio 2017 è stata nominata Corrispondente della Rai dalla Francia, con sede di lavoro a Parigi”.

Eppure nessuna certificazione potrebbe essere rilasciata in merito all’iscrizione nell’elenco dei giornalisti professionisti se non dopo aver superato l’esame di idoneità previo praticantato, oppure, nel caso del giornalista straniero, esame di idoneità sul presupposto del titolo di giornalista valido nel paese di origine. A questo punto sarebbe curioso sapere chi in quella commissione paritetica ha certificato che cosa, e a che titolo.

TUTTO TACE – “In tutto questo lasso di tempo e nonostante l’ampia notorietà acquisita, nessun rilievo – aggiunge l’Azienda – è mai pervenuto alla Rai circa la posizione ordinistica della propria giornalista (che risulta iscritta dal 23.07.2002, con tessera n. 57984, rilasciata dall’Ordine Interregionale del Lazio e Molise, all’Albo dei Giornalisti, Elenco Professionisti, Elenco Stranieri, con vidimazione di rinnovo annuale fino al 2019) a dimostrazione della correttezza con cui l’Azienda ha operato sia dalla instaurazione del primo rapporto di lavoro a tempo determinato nel 2003”.

Quindi se nessuno fin qui in 16 anni ha alzato la mano, per la Rai va tutto bene…

LA VICEDIREZIONE – “Nelle scorse settimane il Direttore Responsabile di Rai Parlamento ha proposto la sua nomina come Vice Direttore della testata, unitamente ad altri tre giornalisti. Successive notizie di stampa hanno segnalato che la giornalista, sebbene iscritta nell’Elenco dei giornalisti di nazionalità straniera, non potrebbe rivestire l’incarico di Vice Direttore. Tale considerazione sembrerebbe desumersi dalla previsione contenuta nell’art. 3 della Legge 47/1948 (nota come Legge sulla stampa) che prevede il possesso della cittadinanza italiana al giornalista nominato Direttore Responsabile o, nel caso che questi venga investito del mandato parlamentare, del Vice Direttore che ne assume la responsabilità. Al riguardo si rileva che: è escluso dalle norme sulla indipendenza e terzietà stabilite per i giornalisti del Servizio Pubblico Radiotelevisivo che un Direttore delle Testate Rai possa ricoprire il mandato parlamentare senza essere collocato in aspettativa dal servizio; la giornalista Sabbah sarebbe in ogni caso uno dei quattro Vice Direttore di Rai Parlamento, nessuno dei quali nominato Vice Direttore Responsabile ai sensi della Legge 47/1948”.

Un vicedirettore “irresponsabile”, dunque, ma comunque senza il titolo di giornalista professionista.

LA CITTADINANZA ITALIANA – “Nel frattempo l’interessata ha acquisito anche la cittadinanza italiana; assume inoltre rilievo il pronunciamento della Direzione Generale della Giustizia Civile del Ministero della Giustizia del 26.02.2014, in risposta ad un quesito posto dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, che ha affermato che l’introduzione del D. Lgs 286/1998 ha abrogato parzialmente l’art. 3 della Legge 47/1948 nella parte in cui richiedeva espressamente il requisito della cittadinanza italiana per poter esercitare il ruolo di Direttore Responsabile di un giornale o altro periodico”.

Bene, è divenuta cittadino italiano. Ma resta il presupposto di legge che debba essere o professionista o pubblicista.

CHIESTO IL PARERE ALL’ODG –
“In ogni caso – conclude l’Azienda – tenuto conto della delicatezza della questione, in data 31 gennaio 2019 è stato richiesto al Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti di poter ricevere indicazioni circa la sussistenza di eventuali elementi impeditivi circa la possibilità di poter nominare la giornalista Sabbah Vice Direttore (non responsabile) di una testata giornalistica radiotelevisiva”.

In chiusura, al settimo piano sono tanto sicuri di quello che dichiarano al Parlamento che poi chiedono un parere all’Ordine dei giornalisti. Non ci resta che attendere… Sempre che l’Odg non decida di scaricare la “patata bollente” – come raccontano i boatos – su qualche altra istituzione. Eppure la questione appare semplice: servono requisiti precisi per poter essere assunti in una testata giornalistica della Rai e per poter diventare anche vicedirettore. E quei requisiti Iman Sabbah non sembra proprio averli…