La giornalista Rai, Imann Sabbah, foto dal profilo Twitter.

L’azienda si appresta a rispondere ufficialmente al Parlamento che non c’è “nessun problema” ma che ha comunque chiesto a Carlo Verna un parere pro veritate. Nel frattempo spuntano altri “casi” Sabbah...

Poteva la Rai assumere nel 2003 una giornalista, Iman Sabbah (di nazionalità israeliana, e dal 2013 anche italiana), senza che fosse iscritta nell’albo dei giornalisti professionisti? Bastava che fosse iscritta dal 2002 nell’elenco dei giornalisti stranieri al consiglio dell’ordine dei giornalisti del Lazio? Quell’elenco non è riservato a giornalisti stranieri che esercitano la professione in testate estere e non in quelle nazionali? Sabbah ha compiuto un reato chiamato “esercizio abusivo della professione”? Poteva la Rai – dove tutti i contrattualizzati delle testate giornalistiche devono essere iscritti all’ordine – promuoverla prima a caposervizio, poi a caporedattore, e ora a vicedirettore? Poteva partecipare al “job posting” per la corrispondenza dall’estero per poi diventare corrispondente da Parigi nel 2017? Quanti casi Sabbah ci sono in Rai? E come è possibile che in Viale Mazzini in 16 anni nessuno si sia accorto di nulla? Queste domande, che LoSpecialista.tv ha cominciato a porsi un paio di settimane fa, ora se le fanno in molti.

In casa Rai – dove parlano di “nomina legittima” (ma stranamente congelata) alla vicedirezione di Rai Parlamento – serpeggia imbarazzo e hanno chiesto un parere pro veritate all’ordine nazionale dei giornalisti. Il problema è che – a quanto risulta a LoSpecialista.tv – un certo imbarazzo serpeggia anche all’Odg, con posizioni diverse tra il consiglio regionale del Lazio e quello Nazionale (si racconta di una recente riunione a dir poco burrascosa). Fioccano, inoltre, interrogazioni parlamentari. Chiedono chiarezza i grillini, che con il senatore Alberto Airola si sono rivolti ai ministri della Giustizia e dell’Economia. Lumi alla Rai, con un’interrogazione alla Vigilanza, li chiedono anche Federico Mollicone, deputato di Fratelli d’Italia, e Paolo Tiramani, deputato della Lega e capogruppo in Vigilanza Rai. A quanto si apprende la risposta è in arrivo, e la Rai ribadirà al Parlamento che quella nomina è legittima, ma che per sicurezza si attendono indicazioni dall’Ordine dei giornalisti. Insomma, prendono tempo e passano la palla all’Ordine dei giornalisti che con ogni probabilità riconoscerà alla Sabbah il praticantato d’ufficio e le consentirà di fare – alla prima data utile – l’esame di Stato.

Nel frattempo sul piede di guerra c’è il Comitato per l’informazione pubblica, fondato da oltre 100 giornalisti professionisti risultati idonei alla selezione pubblica fatta dalla Rai nel 2015. Chiede con una diffida firmata dall’avvocato Vincenzo Iacovino (rivolta e notificata, in forma di esposto, all’Anac, alla Corte dei Conti, al ministero della Giustizia, agli organi sindacali dei giornalisti e all’Ordine dei giornalisti nazionale e regionale e alla commissione parlamentare di Vigilanza) di fare chiarezza, e ai vertici Rai chiede il “licenziamento” di Iman Sabbah e lo scorrimento della graduatoria dei giornalisti idonei all’assunzione. Il tutto con il sospetto che quello di Sabbah (che a un certo punto era candidata alla direzione di Rainews o in alternativa del Tg1, prima di essere “paracadutata” a Rai Parlamento) non sia un unicum in azienda. Il sospetto che in particolare a Rainews (provenienti da Raimed) ci siano almeno un altro paio di casi, circola eccome in azienda. Le verifiche sono in corso…

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