Salini vara il nuovo piano dell’informazione e in nome del “pluralismo” sancisce l’immobilismo, o quasi… Ecco la sua “rivoluzione”.

Una sola testata giornalistica, un solo direttore, poche edizioni al giorno su un solo canale, una sola newsroom (un fattore importante, sia in termini di risparmio che in termini di efficienza), un solo portale di informazione web con approccio social, adottando specifici linguaggi e formando giornalisti in grado di raccontare storie su tutte le piattaforme. Il tutto con una sola mission: “Informare, educare e intrattenere”. Sostenuta da un fragoroso motto: “Portare il meglio di tutto nel maggior numero possibile di case”. È questa la lezione che la BBC impartisce ai servizi pubblici europei ormai dal lontano 2012. Una lezione che mette insieme qualità e audience. Il servizio pubblico britannico – forte di 9 canali, 16 servizi radiofonici nazionali (più 39 radio locali) e servizi online all’avanguardia – raggiunge ogni settimana il 96% della popolazione d’Oltremanica. Sudditi che pagano (volentieri) un canone di 150,5 sterline per un totale di quasi quattro miliardi di sterline (ai quali si aggiungono altri 1,3 miliardi in ricavi commerciali). Un fatturato che considerando l’assenza di pubblicità nel Regno Unito costituisce la fonte primaria del bilancio della “zietta”. Un modello vincente (e trasparente), al quale (pensando alle news) si era giustamente ispirato il direttore generale della Rai, Luigi Gubitosi, nell’immaginare la riunificazione delle testate giornalistiche Rai in un’unica redazione a partire dal 2018.

Siamo nel 2019, quella riforma – gradita al Parlamento – è stata “rivomitata” dalle strutture (e dalla governance) Rai. E lo stesso è accaduto con il tentativo (encomiabile) di Carlo Verdelli. Il tutto – per dirla con il presidente Marcello Foa – in nome del cosiddetto “pluralismo”. Ma si possono garantire diversità e pluralismo di opinione con una Newsroom unica? In Italia sembra proprio di no. Lo si scopre sfogliano il nuovo piano news della Rai, appena varato dal cda con la supervisione dell’ad, Fabrizio Salini. Si legge: “Mantenimento in capo alle testate generalisti delle risorse necessarie a sviluppare una linea editoriale specifica per ogni testata a garanzia del pluralismo”. Da noi, insomma, il pluralismo è sinonimo di una pluralità di tg. Metti insieme tanti notiziari “faziosi” – sembra di capire – e ne uscirà un flusso pluralista. E partendo da questo comandamento che da qui al 2021 le news Rai saranno ridisegnate. Vediamo come.

Tg1 (146), Tg2 (136), Tg3 (105), Tgr (623), RaiNews (190) e Rai Parlamento (36) contano in totale 1.236 giornalisti ai quali si aggiungono 446 dipendenti non giornalisti (quadri, impiegati e operai). Tutto questo, escludendo RaiSport e Gr, è costato nel 2018 ben 327 milioni di euro: Tgr (141 mln, di cui 106 per il personale); RaiNews (52 mln); Tg1 (48 mln); Tg2 (40 mln); Tg3 (35 mln) e Rai Parlamento (10 mln). I telegiornali (contando solo le edizioni principali dei notiziari) imperversano sul bouquet Rai per 12 ore al giorno: Tg1 (11 edizioni), Tg2 (6), Tg3 (5), Tgr (3); 25 in tutto. Poi ci sono ben otto portali web (deserti, o quasi) e popolarità delle app, degli account e numero follower non pervenuti. La sinergia con Rainews24, poi, è una chimera. Telegiornali che hanno poco appeal per i giovani con un target di riferimento +65 anni. Ecco dunque che Salini vuole rafforzare la presenza on-line con un unico portale dell’informazione, con grafica e impaginazione migliore, gestito da una testata multipiattaforma. Su questo portale troveranno ospitalità tutte le testate giornalistiche con il podcast dell’ultima edizione e le dirette. Questa testata sarà il frutto dell’integrazione di RaiNews24, rainews.it, Televideo e Tgr, sarà operativa sette giorni su sette per 24 ore al giorno, assorbirà le risorse con competenze digitale già presenti nelle altre testate e sarà l’unica titolare dell’offerta di notizie sul web. Questa testata, inoltre, avrà un unico direttore con dei vicedirettori con deleghe (tv, sedi regionali, digital) e farà da service agli altri tg in particolare per la cronaca. In questa testata, in una seconda fase, confluiranno anche RaiSport e Rai Parlamento e tutte quelle risorse attualmente in forza ai tg generalisti (che come detto manterranno il proprio brand, una direzione, un budget e una propria linea editoriale) che si occupano di notizie fattuali e meno rilevanti per la linea editoriale della testata. Alla fine di questo lungo processo avremo dunque una newsroom unificata con un unico spazio fisico. E il tutto produrrà anche la sostituzione di alcune edizioni notturne dei tg con simulcast rainews24. Ma è una rivoluzione incompiuta, che non ha avuto il coraggio di cambiare veramente. Certo, l’all news e il web ne trarranno vantaggio. E magari si risparmierà anche qualche milione. Ma la Rai resterà ancorata ancora per anni ai vecchi schemi. La ricetta d’Oltremanica per Viale Mazzini (e per Saxa Rubra) resta indigesta.

Approfondimenti