il nuovo capo redattore del Tg1, Alberto Matano.

Il direttore Giuseppe Carboni puntella la squadra con 11 promozioni: 1 caporedattore, 5 vice capo redattore e 5 capo servizio.

Al Tg1, una macchina da 48 milioni l’anno (di cui 25 per il personale) con 146 giornalisti e 65 tra quadri, impiegati e operai, è tempo di nomine. Il direttore Giuseppe Carboni, infatti, ha deciso di puntellare la squadra con una serie di aggiustamenti appena comunicati al Comitato di Redazione. Le nomine – a quanto apprende loSpecialista.tv – sono undici ed entreranno in vigore da lunedì 15 aprile. Nessun ritocco ai capo redattori di line che restano quelli dell’era Montanari (se non Orfeo). Viene promosso a caporedattore ad personam Alberto Matano. Il conduttore delle 20 è un volto in ascesa del notiziario dell’ammiraglia, tanto che qualcuno lo aveva visto anche come papabile direttore del telegiornale. E ora si racconta avrà un ruolo di spicco in questa campagna elettorale per le elezioni Europee. Diventano Vice caporedattore Carolina Casa (redazione Cronaca), Francesco Cristino (redazione Politica), Paolo Sommaruga (redazione Cultura), Sonia Wladimira Sarno (ad personam) e Roberto Chinzari (riconoscimento di merito ex art. 11). Diventano infine capo servizio Cristina Clementi (Coordinamento e Impaginazione), Emma D’Aquino (Società e mantiene la qualifica di Capo Servizio ad personam), Perla Dipoppa (Esteri), Cristina Guerra (Unomattina) e Marco Valerio Lo Prete (Unomattina).

Una bell’infornata che apre a diversi interrogativi. Ha adottato Carboni la procedura comparativa? Ha rispettato le procedure previste per assunzioni, promozioni e incarichi della carta dei diritti e dei doveri del giornalista radiotelevisivo e la legge sulla trasparenza? Ha utilizzato criteri oggettivi e precostituiti? Ha comunicato per tempo le nomine al comitato di redazione appena insediato? E poteva nominare – nel rispetto del contratto – un capo redattore ad personam? Insomma una “lenzuolata” in cui sarebbero evidenti alcune “sgrammaticature” contrattuali. Di natura deontologica più che veri e propri illeciti. Ma la Rai del cambiamento non cambia mai…

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