Leonardo, Flaminia e la tv. Una partita che andava giocata

- Roma

Le confessioni di un papà: “Presi al primo provino, a loro tutto il divertimento a noi tutte le paure"

“Mamma e papà, io voglio fare l’attore”. Che a Leonardo, 11 anni appena compiuti, piacesse calcare il palcoscenico ce n’eravamo accorti durante la scuola elementare: per lui un posto di rilievo nella recita c’era sempre; come puntuali erano i complimenti degli altri genitori nel cortile al momento dei saluti. Ma quando prima dell’estate ci ha confessato che voleva fare l’attore e ci ha chiesto come si facesse ad andare in televisione, la questione è diventata più seria. Se tuo figlio ti domanda se giocherà mai in Serie A, sai bene che ha più probabilità di vincere il premio Nobel per la fisica ma gli rispondi ‘certo amore’. Lo lasci giocare (e sognare) tutti i week end, lo incoraggi, lo sostieni finché a un certo punto quella domanda non te la farà più e comincerà a fartene delle altre. E così abbiamo deciso di lasciarlo giocare anche nel mondo dello spettacolo.

In un caldo pomeriggio d’estate lo abbiamo portato – dopo un’accurata ricerca di mercato in un mondo a noi parecchio sconosciuto – in un’agenzia per aspiranti artisti bambini. Lo hanno intervistato e fotografato. Dopodiché, versato un piccolo obolo, ce ne siamo tornati a casa soddisfatti: avevamo assecondato il desiderio di Leonardo; e anche nostra figlia Flaminia, che ci aveva accompagnato assillandoci sul perché lei non potesse fare la principessa in tv col fratello, a soli sette anni era stata inserita (gratis) nell’elenco delle aspiranti star. Tutto doveva finire lì, come una bella partita all’oratorio al calar della sera finita in pareggio. E invece tempo dieci giorni il telefono di mia moglie ha cominciato a squillare ed era tempo di provini, si faceva sul serio. Servivano due fratellini per la trasmissione ‘Forum’ di Canale 5. Che facciamo ora? Ci siamo chiesti. Li portiamo? Ma allora l’agenzia ci ha preso sul serio? E se poi ci rimangono male quando li scartano? Non sarà un errore sottoporli a tanto strapazzo? Le attese, lo stress del copione, il trucco, le telecamere. E cosa penseranno di noi amici e parenti! Ma la risposta – mentre noi ci arrovellavamo sul difficile mestiere del genitore – ce l’avevano già fornita loro. Ballavano entusiasti davanti allo specchio dell’ingresso, si abbracciavano e facevano le ipotesi più strampalate su quello che li aspettava. Avrebbero finalmente visto uno studio televisivo, avrebbero parlato con un regista, con una conduttrice e avrebbero recitato davanti a un pubblico vero. Una partita da giocare, insomma. E così – con tanta curiosità e un po’ di timore (soprattutto nostro) – siamo scesi in campo.

Ore 10 appuntamento negli studios Mediaset nella periferia di Roma con mia moglie nei panni di “agente”. All’entrata una fila interminabile di bambini e genitori. E che genitori: dal manager in giacca e cravatta al bagnino in bermuda e infradito; dall’ex modella alla casalinga abbondante e disperata. Tutti con i figli per mano vestiti a festa. All’improvviso compare il regista: “Chi tra voi ha esperienze”, ci chiede. E poi, tra il panico generale, la consegna dei copioni. Da lì il segreto del nostro successo: Leonardo non voleva studiarlo; Flaminia non voleva neanche leggerlo. E così hanno fatto il loro primo provino recitando a braccio il ruolo di due figli che si rivolgono al “giudice” Barbara Palombelli per salvare l’armonia familiare. Si sono divertiti ed è andata bene: presi entrambi. Esordio televisivo ai primi di settembre con amici e parenti costretti sul divano e qualche lacrima di mamma e papà guardando Leonardo accarezzarsi il ciuffo biondo nel piccolo schermo con al fianco Flaminia intenta a strapazzare un cucciolo di appena due mesi. Una partita che andava giocata, insomma, a prescindere dal risultato. E se capiterà l’occasione giusta decideremo insieme se riprovare ancora. Fino a quando ai nostri figli non verrà in mente di cambiare domanda…