Al Teatro Argentina di Roma dirige l’Opera di Pechino, organizzazione nazionale che fa capo direttamente al Ministero della Cultura della Repubblica Popolare Cinese.

Un gong dà il via alla messa in scena della Turandot dove s’incontrano la tradizione italiana e quella cinese dando vita ad una mescolanza armoniosa di recitazione, danza e canto. Il regista Marco Plini, novello Marco Polo, dirige con maestria la raffinata arte attoriale dell’Opera di Pechino, fondata nel 1955, organizzazione nazionale che fa capo direttamente al Ministero della Cultura della Repubblica Popolare Cinese e che da ottobre è guidata da Song Chen. Applausi ieri, 5 febbraio, alla prima al Teatro Argentina di Roma. Al pubblico si è manifestata una rivisitazione in chiave moderna dell’opera classica, lontanissima dal lavoro che tutti noi conosciamo. La musica si arricchisce del connubio di tre strumenti italiani con sette cinesi, e i vestiti affondano nella Cina romantica con un tocco all’Occidentale, a partire dalla principessa regale e gelida, stretta in un costume mang che slancia la figura cingendo la vita. Una messinscena il cui canto accompagna i sentimenti dei protagonisti e le emozioni del pubblico. Una magia questo spettacolo in lingua cinese con sopratitoli in italiano. Raffinatezza assoluta.