Il direttore de Il Fatto quotidiano spiega la sua ricetta per liberare la tv di Stato dal Palazzo: “ORA O RAI PIÙ”

Deve aver visto l’audizione di ieri in Vigilanza Rai del direttore di Rai2. E a quel punto a Marco Travaglio la storia è uscita di getto. I protagonisti sono il gigante Freccero, i nani di San Macuto, Salini nei panni della colf di Salvini e il direttore del Tg1 Carboni che ha paura della sua ombra. Ma soprattutto il cassetto di Gentiloni dove giace una riforma per la Rai già pronta. Una riforma che consentirebbe alla colf di spernacchiare finalmente il padrone…

“La scena di un gigante della tv, Freccero, costretto a render conto a una congrega di nani, i politici della commissione parlamentare di Vigilanza, e quella di un direttore generale come Salini convocato come una colf dal vicepremier Salvini la dicono lunga su quello che dovrebbe fare un vero ‘governo del cambiamento’. Sbaraccare la legge Gasparri-Renzi, che consacra il conflitto d’interessi televisivo dei partiti rendendo i governi azionisti e padroni della Rai. Cancellare la commissione di Vigilanza, dove i partiti vigilano sull’ente radiotelevisivo che dovrebbe vigilare su di loro. E affidare il ‘servizio pubblico’ a un’entità indipendente dalla politica, retta in maggioranza da chi la tv la deve fare e non da chi dovrebbe entrarci solo se invitati, bussando alla porta e chiedendo permesso”. Comincia così l’editoriale di oggi di Travaglio che non dimenticando i misfatti del passato in Viale Mazzini ad opera di Silvio Berlusconi e Matteo Renzi, certo non nega i problemi della Rai giallo-verde.

“I primi due tg sono insopportabilmente governativi (Rai3 e Tg3 sono rimasti alla ‘sinistra’). Ed entrambi – sottolinea Travaglio – dalla parte di Salvini (il partito forzaleghista spadroneggia in Rai dal 1994), con puerili e controproducenti concessioni del Tg1 ai 5Stelle (le imbarazzanti cronache dei tracolli in Abruzzo e in Sardegna, trasformati in strepitosi successi)”… …“I 5Stelle in Rai non hanno nessuno: infatti hanno indicato due professionisti indipendenti come Freccero e Salini, più il carneade Carboni al Tg1, che ha paura della sua ombra e si barcamena. Dunque, non avendo nulla da perdere, dovrebbe essere il M5S a fare la prima mossa per una riforma Rai che costringa finalmente i partiti a uscirne con le mani alzate (tutti, non solo gli altri come fece Renzi)”.

Quale mossa? Travaglio non ha dubbi: “La riforma è già bell’e scritta: attende soltanto, da 12 anni, che qualcuno la sposi. La preparò nel 2005 un gruppo di giornalisti, artisti e giuristi, fra i quali Tana de Zulueta, Sabina Guzzanti, Michele Gambino, Giovanni Valentini, Curzio Maltese, Carlo Freccero, Giulietto Chiesa e Furio Colombo, in forma di legge di iniziativa popolare, traendo il meglio dai sistemi radiotelevisivi pubblici del resto d’Europa. Le migliaia di firme raccolte furono consegnate nel 2006 al ministro delle Telecomunicazioni (governo Prodi), Paolo Gentiloni, che le infilò in un cassetto e le lasciò riposare in pace. Ora quel progetto potrebbe riprenderlo Di Maio, che ha tenuto le Telecomunicazioni, convocandone gli autori (nessuno è ‘grillino’, anzi) e facendola propria. Il punto di partenza è la creazione di un Consiglio per le Comunicazioni Audiovisive di 24 membri (un terzo designato dai presidenti di Camera e Senato, due terzi da rappresentanti dei territori, del mondo produttivo e sindacale, della cultura e degli operatori radiotelevisivi: Regioni, Comuni, sindacati, imprenditori, consumatori, utenti, editori, autori, artisti, università) in carica per 6 anni (ergo svincolati dalle maggioranze parlamentari). Il Consiglio nomina il Cda Rai, ‘selezionato mediante concorsi pubblici non in base ad appartenenze politiche, ma a professionalità e indipendenza’, che a sua volta elegge presidente e dg. Anche l’Agcom è nominata dal Consiglio nazionale, con gli stessi criteri di competenza e indipendenza, mentre la Vigilanza è finalmente abolita. Così nessun politicante potrebbe più chiedere nulla a Freccero e, se Salini fosse convocato da Salvini, gli risponderebbe – conclude Travaglio – con una pernacchia. Utopia? Può darsi. Ma ogni tanto le utopie si avverano. Basta volerlo”.

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