Nel 2015, quando era alla guida di “Ballarò” su Rai3, l’anchorman denunciava: "Il Premier ha aperto la caccia contro di noi, non siamo i suoi cantori”.

Correva l’anno 2015, e il primo ottobre, su la Repubblica, l’allora conduttore di “Ballarò” si sentiva preso di mira da Matteo Renzi: “Il compito del presidente del Consiglio è governare il Paese, non decidere se i palinsesti dei programmi Rai siano giusti o sbagliati. Ieri Renzi lo ha riconosciuto, ed è un bene, ma una settimana fa non è stato così e questo ha creato un clima da editto bulgaro”. Per Massimo Giannini, il premier – magari suo malgrado – ha fatto “come il cacciatore che scioglie la muta dei cani”. A Ballarò – gli chiede Annalisa Cuzzocrea – vi siete sentiti sotto attacco? “Che ci sia stato un attacco è sotto la luce del sole, ma voglio chiarire una cosa io non cerco improbabili martirii e dal punto di vista televisivo non ho né la storia né la stoffa di Michele Santoro. Vorrei solo far bene il mio lavoro. Per questo, per me il caso è chiuso”. Chiuso come “Ballarò” che fu cancellato dal direttore di Rai3, Daria Bignardi, per lasciar spazio (poco per la verità) a Gianluca Semprini con “Politics”. Eppure – a distanza di anni – Carlo Verdelli, neo direttore de la Repubblica, ci dice che “Massimo Giannini non è stato mandato via perché non era gradito da Renzi, il direttore di Rete ha ritenuto che in quella posizione il lavoro potesse essere svolto diversamente, con un tentativo diverso”. Forse Giannini dovrebbe fare due chiacchiere col suo nuovo “capo”…

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