Il dossier ProSiebenSat1, e non solo, è caldissimo. L’assemblea fa cassa per eventuali investimenti e il cda si blinda dal socio scomodo Bollorè.

In casa Mediaset porte aperte ad “alleanze internazionali” e porte chiuse al socio scomodo Vivendi. È questo il messaggio che arriva dall’assemblea degli azionisti del Biscione che si è riunita oggi. Un’assemblea che proprio guardando alla possibilità di investimenti a breve nel Vecchio continente – per fronteggiare l’avanzare (su tutti) di Amazon, Netflix e Disney – ha stabilito di tenersi in pancia il corposo utile del bilancio 2018 (471,3 milioni di euro, di cui 374 milioni per operazioni straordinarie) rimandando l’ipotesi di dividendo solo a un prossimo summit da tenersi a fine luglio. Ma andiamo con ordine e cerchiamo di capire come muoverà i prossimi passi la governance di Cologno. La risposta alla concorrenza dello streaming a pagamento arriverà con ogni probabilità da un rafforzamento in tempi brevi della strategia della tv generalista free. Questa volta, però, per aumentare l’audience (e l’interesse degli inserzionisti) in alleanza con altre tv estere (come la tedesca ProSiebenSat1, Tf1, Channel 4 e naturalmente Mediaset Espana). “Una televisione calda, familiare – ha spiegato Marina Berlusconi – in cui noi siamo maestri che continua a fare grandi numeri negli ascolti, che sono quelli che interessano agli investitori pubblicitari”.

Il nemico numero, uno, invece resta Vivendi. Bollorè, infatti, per Marina Berlusconi è “il classico vicino di casa che nessuno di noi vorrebbe avere”. Non a caso il cda Mediaset di oggi si è blindato ulteriormente. “Vivendi – si legge in una nota – ha acquistato, e detiene, la partecipazione in Mediaset (28,8%, di cui il 19,9 in trust affidato a Simon Fduciaria, ndr) in violazione delle obbligazioni assunti da Vivendi a favore di Mediaset con il contratto stipulato l’8 aprile 2016 avente ad oggetto, tra l’altro, la cessione di Mediaset Premium S.p.A. e delle disposizioni di cui all’art. 43 comma 11 Tusmar, come accertato da AGCom con delibera 178/17/Cons. Il Consiglio ha quindi ritenuto, con riferimento all’odierna Assemblea, che il socio Vivendi e il suo fiduciario Simon non sono legittimati all’esercizio dei diritti amministrativi (ivi incluso il diritto di voto) inerenti alle azioni Mediaset dagli stessi detenuti. Pertanto, il Consiglio, con specifico riferimento all’odierna Assemblea, ha deliberato all’unanimità: di opporsi alla richiesta di Vivendi e di Simon di esercitare i diritti di voto inerenti alla Partecipazione Vivendi e alla partecipazione Simon; di non consentire a Simon di partecipare ai lavori assembleari; di non opporsi, pur ricorrendone i presupposti, all’accesso ai lavori assembleari da parte di Vivendi”. I francesi, insomma, possono guardare (e ascoltare) ma non toccare (e decidere). Il tutto in attesa che forse in autunno un giudice metta la parola fine a questa faida. E intanto da Parigi minacciano ulteriori azioni legali.