Nessuno compra il grattacielo di Torino, la Rai abbasserà il prezzo

- Roma
Grattacielo Via Cernaia a Torino.

Nel frattempo continua l’opera di riqualificazione (e vendita) degli immobili del servizio pubblico.

I sette milioni della base d’asta; i 3,5 milioni della caparra; i 3 milioni da girare al Comune di Torino; gli almeno altri dieci milioni necessari per la ristrutturazione e la bonifica dall’amianto; gli almeno due anni necessari per i lavori; le poche possibilità – considerando i costi – di fare margine, almeno in tempi relativamente brevi. Eccole – scegliete voi l’ordine che preferite – le motivazioni che hanno portato al fallimento dell’asta per la vendita del grattacielo Rai di via Cernaia a Torino. Un’asta decisa dal cda Rai il 30 maggio scorso e ora andata deserta. Un nuovo bando (con “nuove condizioni”) arriverà “a breve”, si dice entro il 2019, “in considerazione dell’interesse già manifestato da almeno quattro grandi società internazionali.

Progettato negli anni 60, vuoto ormai dal 2014, si complica dunque la vicenda dei 19 piani del grattacelo Rai di 72 metri. Una superficie lorda di circa 28600 mq che a giudicare dalle manifestazioni di interesse sarebbe dovuto diventare un hotel con circa 300 camere. Ora in Viale Mazzini abbasseranno le pretese. E pensare che all’epoca del via libera del cda Rai, il consiglio sindacale – appena insediato – aveva sollevato dubbi sul prezzo richiesto. Troppo basso secondo loro… A proposito di soldi. Sembra che l’incasso di Via Cernaia sia già stato destinato alla ristrutturazione di Saxa Rubra a Roma. Siamo sicuri che al Comune di Torino siano tutti d’accordo?

Ma quella di Torino è solo una delle innumerevoli operazioni che la Rai ha messo in piedi per la riqualificazione dei propri immobili. In particolare sono stati stanziati da qui al 2021 ben 200 milioni di euro per lo sviluppo e l’adeguamento dell’infrastruttura tecnologica e immobiliare. Per quanto riguarda la storica sede di Viale Mazzini, serve una “casa” nuova di zecca, tecnologicamente avanzata e soprattutto senza amianto. Il restauro (durata stimata 5 anni) per ora prevede a budget 70 milioni di euro nel 2021. Ma il costo totale, compreso l’affitto della sede di Val Cannuta (ex Telecom) dove spostare parte del personale, si dovrebbe aggirare intorno ai 105 milioni. Sempre nella Capitale, ma nella cittadella di Saxa-Rubra, sono previsti investimenti per un totale di 45 milioni: tra l’altro, realizzazione di 2 studi Tv (con aree di supporto) e di un nuovo Data Center (main center ICT nuovo controllo centrale Tv e sala apparati regie Tv). Mentre altri 15 milioni sono stati stanziati per la sede di Via Teulada.

A Milano è prevista la presa di possesso dei nuovi studi del Portello (costo previsto circa 3,5 milioni), nella parte nord della città, entro il 2021 per l’inizio lavori con trasferimento nella Vecchia Fiera entro il 2023 e conseguente cessazione dei contratti di locazione attivi in Via Mecenate. Corso Sempione, invece, dovrebbe tenere alcuni uffici per la rappresentanza. Anche perché anche qui sono previsti lavori di ammodernamento per oltre 6 milioni. E anche a Napoli, solo per la riqualificazione, lavori per circa 5 milioni. Per quanto riguarda infine le sedi regionali, sono previste azioni di efficientamento delle sedi di Cosenza, Firenze e Genova (quest’ultima attraverso un’operazione di cessione). L’acquisto della sede di Potenza e l’adeguamento della sede di Cagliari. Infine, si legge nel piano industriale, la Rai valuterà la possibilità di valorizzare il patrimonio immobiliare attraverso la creazione di una società veicolo all’interno della quale far confluire gli asset. Prima si restaura tutto, insomma, e poi – come a Torino – qualcosa si vende…

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